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Colpo di Stato in Mali, a Bamako calma apparente
22 marzo 2012
Dopo i combattimenti di questa notte, a Bamako la situazione pare tranquilla. In città non ci sono più spari e la vita sembra riprendere con i ritmi usuali della capitale.  Le testimonianze di alcuni italiani che vivono e lavorano in Mali sono rassicuranti. Il golpe dei militari sembra, per il momento, non aver portato a eccessivi spargimenti di sangue, né a tragici regolamenti di conti.

La crisi politica è iniziata ieri mattina, 21 marzo, quando Sadio Gassama, il ministro della Difesa maliano, ha visitato la caserma di Kati (a 15 chilometri da Bamako). Il suo discorso ha destato l’ira dei soldati che non solo l’hanno contestato, ma hanno iniziato a bersagliarlo con un lancio di pietre. Il ministro è così dovuto fuggire. Da quel momento, secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, gli eventi sono precipitati. I soldati, frustrati dai continui insuccessi della guerra nel Nord contro i tuareg (alla quale Popoli dedica un ampio servizio in uscita sul numero di aprile) hanno deciso di marciare sulla capitale. Alcuni reparti hanno assaltato il palazzo presidenziale e lo hanno preso nella notte. Il presidente Amadou Toumani Touré è fuggito (non si sa dove si trovi, ma fonti vicino al Governo sostengono che sia vivo), alcuni ministri sono stati arrestati.

Alle 4,30 di questa mattina, il tenente Amadou Konaré, portavoce del Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello Stato, ha dichiarato alla televisione che il colpo di Stato ha «messo fine al regime incompetente di Touré». I militari golpisti hanno sciolto il Parlamento e sospeso la Costituzione. Secondo il portavoce il putsch intende «mettere fine all’incapacità del regime del presidente Touré di gestire la crisi del Nord».

«I golpisti - spiega a Popoli.info un italiano che da anni lavora in Mali - sono giovani militari irritati per la guerra nel Nord malcondotta da Bamako. I soldati accusano i politici di averli mandati a combattere male equipaggiati e con un addestramento insufficiente. Il putsch potrebbe rivelarsi un fuoco di paglia, come quello che è stato tentato in Burkina Faso lo scorso anno. La speranza è che tutto rientri presto e si trovi finalmente un accordo con i tuareg».

Se la capitale è stata interessata dai combattimenti, la provincia è invece rimasta tranquilla. «Ci troviamo a Sévaré nella regione di Mopti - osserva un altro italiano contattato da Popoli.info - qui non ci sono stati scontri. I militari però hanno festeggiato il colpo di Stato passando a tutta velocità per le vie della città e sparando in aria».

Quali conseguenze avrà questo tentativo di golpe sulla guerra nel Nord? «Difficile dirlo – continua -. Qui a Sévaré tutti dicono che il colpo di Stato potrebbe risolvere rapidamente la crisi con i tuareg. Cosa significhino queste parole non lo so. Temo che ci sarà un intervento duro dell’esercito contro i tuareg. Spero che un’azione militare a vasto raggio non si traduca in un massacro indiscriminato delle popolazioni del Nord».
Intanto la Francia invita alla calma e chiede il rispetto della Costituzione. Insieme a Washington, Parigi fa pressioni per fermare l’escalation di violenza.
Enrico Casale

© FCSF – Popoli
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