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Egitto, il turismo vittima delle rivolte
3 febbraio 2012
La primavera araba sta mettendo a dura prova uno dei settori economici più importanti per l’Egitto: il turismo, un comparto che dà lavoro a oltre 4 milioni di persone. L’instabilità politica e la scarsa sicurezza legata ai sommovimenti popolari hanno allontanato i visitatori che nel 2011 hanno disertato in massa i siti archeologici, le crociere sul Nilo e le visite alle principali città sconvolte dagli scontri (Il Cairo, Alessandria, Luxor, Assuan), e hanno parzialmente svuotato anche i grandi villaggi turistici sul Mar Rosso. Secondo le statistiche fornite dal ministero del Turismo egiziano, lo scorso anno si è registrato un calo delle presenze del 30%. Gli 11 milioni di visitatori del 2010 sarebbero diventati 9 milioni nel 2011. Questi sono i dati ufficiali, ma gli esperti del settore stimano che il crollo sia più consistente e si aggiri intorno al 60%. Un colpo durissimo per l’economia egiziana, che dal turismo nel 2010 ricavava il 14% del Pil, pari a 12,5 miliardi di dollari, e vi trovava una fonte preziosa di valuta estera.

«Nel 2011 l’instabilità politica non ha certamente aiutato il turismo - spiega un portavoce dell’Ufficio del turismo egiziano di Roma -. E anche per il 2012 abbiamo le idee poco chiare. Il processo elettorale finirà solo a marzo e poi si terranno le elezioni presidenziali. Ciò potrebbe causare ancora instabilità. Non sappiamo poi quali saranno le nuove strategie nel comparto turistico. Viviamo giorno per giorno. Va detto però che tutti i siti archeologici sono aperti, le imbarcazioni continuano a fare crociere sul Nilo, gli alberghi e le strutture di accoglienza sul Mar Rosso sono aperti. L’Egitto quindi è pronto a ricevere di nuovo i turisti».

La vocazione turistica del Paese non è in discussione e sono gli stessi operatori del settore ad ammetterlo. «Il nostro tour operator - osserva un operatore di Hotelplan - non ha ridotto la programmazione verso l’Egitto sebbene i nostri tour dell’Egitto classico (crociere, città e siti archeologici) abbiano registrato un calo del 60% delle presenze e quelli sul Mar Rosso del 10-15%. Pensiamo che gli egiziani sappiano accogliere in modo adeguato i turisti. L’unica incognita è legata alla politica. Ci auguriamo che i partiti islamici, che stanno vincendo la tornata elettorale, non pongano ostacoli al settore». «Il gatto non è così nero come lo si dipinge - spiega Mona Ainis, caporedattore del settimanale in lingua inglese Al Ahram Weekly -. I leader dei Fratelli musulmani sono persone pragmatiche, molti sono imprenditori con interessi rilevanti nell’economia e, soprattutto, nel settore turistico. A loro interessa in primo luogo avere un Paese stabile e con buoni rapporti con le grandi potenze straniere».

Il turismo egiziano non è il solo a pagare un duro scotto alle rivolte. La Libia non concede al momento visti turistici e i siti turistici sono chiusi. La Tunisia, che dopo la Rivoluzione dei gelsomini aveva chiuso completamente al turismo, sta ora riaprendo alcune località. «In Libia - spiegano al tour operator Metamondo - non si parla proprio di riaprire. Se i primi accordi commerciali sono stati siglati nei settori degli idrocarburi, per quanto riguarda il comparto turistico tutto è ancora fermo. Alberghi, villaggi e siti archeologici sono ancora off limits. C’è ancora troppa instabilità». «La Tunisia - prevedono invece all’Hotelplan - nei prossimi mesi potrà tornare a scommettere sul turismo. Dopo le elezioni, molti siti hanno riaperto E noi stessi abbiamo ripreso a organizzare voli charter verso il Paese».

Per l’Egitto è invece difficile prevedere quale sarà il futuro. «Per il 2012 - spiega Remo Bodrato, amministratore delegato e direttore generale di Welltour - ci aspettiamo un’estate stabile, in quanto le località sono percepite come sicure, in particolare Marsa Alam, lontana dal Cairo e dagli scontri. I flussi turistici riprenderanno anche se rimarranno però ridotti. C’è però sempre il rischio che si blocchino se le tensioni nel Paese dovessero riprendere e la situazione generale del Medio Oriente si acutizzasse». In forse non c’è solo una delle industrie più strutturate del Paese, ma anche il posto di lavoro per 4 milioni di egiziani.
Enrico Casale

Nella foto, un agente di polizia di pattuglia nel sito archeologico di Giza, nei pressi del Cairo


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