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"Non è un Paese per bambine"
1 marzo 2012

«L’India non è un Paese per bambine» è stata la notizia riportata dal Times of India il 28 gennaio 2012. Questa frase è significativa dell’atteggiamento che gli indiani hanno nei confronti delle figlie femmine. La bassa sex ratio, cioè la proporzione tra la popolazione maschile e femminile, indica una continua preferenza per i figli maschi, che ha causato un calo a 914 bambine ogni 1.000 bambini, il risultato peggiore dell’ultimo secolo, come rivelano i dati del censimento che si è svolto nel 2011: le bambine sotto i cinque anni, infatti, nel 2001 erano 927 su 1.000 maschi. Un’altra statistica inquietante proviene da una recente ricerca del Dipartimento dell’Onu per gli affari economici e sociali, che mostra come l’India presenti la peggiore differenza di genere nella mortalità infantile: le bambine indiane di età compresa tra 1 e 5 anni hanno un tasso di mortalità superiore del 75% rispetto ai coetanei maschi. Inoltre l’India è, insieme alla Cina, l’unico Paese al mondo in cui la mortalità infantile femminile è superiore a quella maschile.
I fattori culturali che influiscono negativamente sulla sex ratio in India affondano le radici in diversi ambiti. Uno di questi è la dimensione religiosa. Infatti, sebbene la maggior parte delle entità divine abbia sembianze femminili, i testi Veda mettono la donna in posizione subordinata rispetto all’uomo, relegandola al compito di fornire un erede maschio al marito.
Anche la scienza ha portato a un abbassamento della sex ratio: le moderne tecniche di diagnosi pre-natale, che permettono di individuare il sesso del nascituro entro 16 settimane dall’inizio della gravidanza, hanno infatti favorito la pratica dell’aborto selettivo, agevolato dalla legge indiana che consente di abortire fino a 20 settimane dopo l’inizio della gravidanza.
Nel 1996 il governo ha promulgato una norma sulle tecniche diagnostiche prenatali che ha messo fuori legge la notifica del sesso del feto, ma non è sufficiente. Le attuali campagne governative contro il feticidio femminile sono ipocrite e superficiali, proprio perché il governo non è riuscito a far applicare la legge o forse ha deciso deliberatamente di non farlo. Nonostante ci siano ogni anno milioni di aborti selettivi illegali, dal 1996 a oggi ci sono state solo 93 condanne.
Le zone con la maggiore disparità tra popolazione maschile e femminile sono quelle più prospere, come Haryana (la peggiore, con 830 donne ogni 1.000 uomini), Punjab e Delhi, a riprova dell’influenza negativa delle innovazioni scientifiche sulla sex ratio. Solo nello Stato meridionale del Kerala le donne sono più degli uomini (1.084 ogni 1.000). È significativo, infine, il caso dello Stato di Tamil Nadu (a cui si riferisce il reportage), che ha rimediato alla crescente disparità tra popolazione maschile e femminile introducendo, già dagli anni Settanta, programmi finalizzati a migliorare la condizione delle bambine.
Solo con un forte impegno contro la discriminazione femminile a livello sociale, culturale, educativo, economico e medico può essere ristabilita una certa parità. Ancora una volta sono i politici e i medici che devono rafforzare il sistema. Ma, soprattutto, è la  componente maschile della società che deve essere capace di comprendere che la donna è una parte integrante di ogni famiglia e tutta la società.

Selvaraj Arulnathan SJ
Indian Social Institute (New Delhi)

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