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Gli articoli segnalati - tratti da riviste straniere dei gesuiti o con cui i gesuiti collaborano regolarmente - possono essere richiesti al Centro documentazione di Popoli (tel. 02.86352421, e-mail: elvio.s@sanfedele.net).
Notizie trovate:49
Riforma sanitaria Usa: i vescovi, i gesuiti e Obama

L’episcopato statunitense si è schierato apertamente contro il presidente Obama e la sua riforma sanitaria. I vescovi accusano il governo di violazione della libertà religiosa, sostenendo che la riforma costringe la Chiesa e i suoi fedeli ad agire perennemente contro i propri principi. In particolare i prelati ritengono che il riassetto sanitario non salvaguardi il diritto all’obiezione di coscienza nei casi di aborto e prescrizioni contraccettive, nemmeno negli ospedali cattolici.
In un editoriale di inizio marzo i gesuiti di America, voce del cattolicesimo «liberal», prendono invece la difesa del governo. Secondo l’editoriale il modo migliore per tutelare la libertà (anche quella religiosa) è rendere autonome e consapevoli le scelte dei fedeli, mentre servono a poco le prese di posizioni delle gerarchie. I vescovi, secondo America, avrebbero sbagliato nei modi poco pastorali, rivolti non all’opinione pubblica ma alle stanze del potere, dimostrandosi, in questo senso, attenti più alla politica che alla religione. L'articolo - sottolineando le mediazioni che sono state raggiunte nella discussione della legge - richiama anche le parole del pontefice: «La dottrina sociale della Chiesa non vuole conferire un potere sullo Stato. Né vuole imporre a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono a questa».
L’articolo ha suscitato un certo dibattito nella comunità cattolica Usa ed è arrivata una risposta ufficiale all’editoriale da parte di monsignor William E. Lori, vescovo di Bridgeport e responsabile del Comitato per la libertà religiosa della Conferenza episcopale statunitense.

Il Natale nelle riviste dei gesuiti

Su Eureka Street, webmagazine dei gesuiti australiani, John Dear, noto pacifista americano e collaboratore del National Catholic Reporter, evidenzia l’attualità del messaggio nonviolento di Gesù, con particolare riferimento alla presenza militare statunitense in Australia. Nello stesso sito, Catherine Marshall firma un’interessante riflessione su come dalle liste di regali presentate a Santa Claus dai bambini si possano trarre molte indicazioni sulla loro evoluzione culturale e sensibilità religiosa.
La copertina dell’ultimo numero di America, settimanale dei gesuiti Usa, è dedicata al Natale e così pure molti articoli disponibili online: ad esempio un reportage sulla natività vista dagli hindu e un editoriale sull’incarnazione come evento di liberazione per i poveri.
La rivista dei gesuiti cileni Mensaje dedica invece una riflessione e un breve articolo al tema del presepe, tradizione presente anche in Sudamerica.

 

Occupy Taipei

Anche a Taiwan arriva la protesta degli indignados, sulla scia delle manifestazioni di New York: il luogo scelto è intorno al simbolo del capitalismo nell’isola, il Taipei 101 building. Come mostra il video di eRenlai, rivista online dei gesuiti di Taiwan, la protesta nasce dall’aumento della disoccupazione, dei prezzi delle case, ma anche dalla solidarietà verso gli immigrati.

http://www.erenlai.com/index.php?option=com_content&view=article&id=4730%3Aoccupy-taipei&catid=673%3Aopinions-dreams-videos&Itemid=314&lang=en

 

 

 

Ethiopia: Education for Somali refugee children

Frido Pfleuger S.I.

Il giornale online dei gesuiti britannici, intervista il direttore del Servizio dei gesuiti per i rifugiati (Jrs) in Africa orientale. La regione sta vivendo la peggiore carestia degli ultimi sessant’anni e colpisce in particolare i somali. Il responsabile del Jrs, che ha visitato a Dollo Ado (Etiopia) uno dei più grandi campi per sfollati, racconta le sue impressioni e il coinvolgimento del Jrs, soprattutto nell’istruzione dei giovani: l’80% dei rifugiati è minorenne. Thinking faith (Gran Bretagna), 22 August 2011

http://www.thinkingfaith.org/articles/20110822_1.htm

America’s Muslims. Mainstream and middle class

John Borelli e Drew Christiansen S.I.

A dieci anni dall’11 settembre di New York e Washington, che cosa ci racconta la fotografia della minoranza musulmana negli Stati Uniti, da 1,4 a 2 milioni di persone, di cui due terzi nati all’estero? Il settimanale America, pubblicato dai gesuiti nella Grande Mela fa una ricognizione basandosi su due indagini condotte da Pew Research Center e Gallup.
Ben integrati, con livelli di reddito e istruzione più alti della media, i musulmani americani non paiono una componente emarginata della società. Inoltre hanno preso le distanze da ogni forma di estremismo in modo più esteso che tra i musulmani in Europa. Ciò nonostante l’atteggiamento della popolazione verso questa componente della società resta negativo.
Dal Concilio in poi c’è stata anche una storia di relazioni tra cattolici e musulmani negli Usa. Dopo gli attentati responsabili cristiani e musulmani che godevano di buone relazioni di fiducia reciproca, a livello nazionale e locale, firmarono una dichiarazione congiunta per un impegno comune come credenti e cittadini contro ogni crimine e violenza. Ma oggi la crisi economica non favorisce il rilancio di iniziative di cooperazione sociale e di dialogo. Così, a dieci anni di distanza, manca una linea complessiva e nelle relazioni interreligiose si vive giorno per giorno.

America (Usa), 29 August 2011

http://www.americamagazine.org/content/article.cfm?article_id=12991

America dedica una serie di contributi al decimo anniversario dell’11 settembre 2001 in
http://www.americamagazine.org/content/article.cfm?article_id=13008

 

Regards américains sur les Usa


La rivista del Centro Avec dei gesuiti di Bruxelles dedica un dossier agli Stati Uniti. Quattro firme celebri d’oltreoceano offrono il loro punto di vista sul proprio Paese e sul modo in cui la superpotenza (in declino) si pone in rapporto al resto del mondo, alla religione, all’immigrazione e alla società dei consumi. Robert Schreiter, teologo cattolico di Chicago, Jill Marie Gerschutz, del Woodstock Center dei gesuiti di Washington, il sociologo Benjamin Barber e Michael Budde, professore di Scienze politiche a Chicago hanno reagito con risposte per nulla scontate.

En question (Belgio), decembre 2010, pp. 15-28


http://www.centreavec.be

 

Western Missionaries and the Introduction of International Law to China

Wang Chaojie


Un aspetto non secondario dell’incontro di culture che rappresentò l’arrivo di missionari cattolici nella Cina del Seicento fu l’introduzione delle nozioni occidentali di diritto internazionale. L’impero cinese si era sempre collocato al centro delle relazioni con realtà politiche che considerava periferiche e sottomesse. Il sistema degli Stati in Europa, invece, aveva prodotto, anche grazie a filosofi gesuiti come Francisco Suarez, sviluppi importanti in questo campo del diritto.
Giulio Aleni, Martino Martini contribuirono alla diffusione della sua conoscenza nell’impero, ma ci fu anche chi si impegnò nelle sue prime applicazioni pratiche, cioè la firma dei primi trattati internazionali tra Cina e Stati europei. Chinese Cross Currents (Cina), April  2011, pp. 80-90.


http://www.riccimac.org/ccc/eng/ccc82/historyandculture/index.htm

 

The Household Registration System and Migrant Labour in China

Chan Kamwing

Hukou, il sistema di registrazione della residenza utilizzato in Cina, ha tenuto separati per decenni gli abitanti delle campagne da quelli delle città. Più di metà degli abitanti sono trattati come cittadini di serie B che non possono trasferirsi in città e godere di migliori opportunità e servizi pubblici. Oggi, con le profonde trasformazioni del Paese, il dibattito sulla riforma o abolizione del meccanismo dell’hukou resta centrale. Per quanto utile alle strategie di sviluppo del regime, sembra impossibile non andare verso un superamento della struttura dualistica della società. Chinese Cross Currents (Cina), January 2011, pp. 32-41

http://www.riccimac.org/ccc/eng/ccc81/society/index.htm

The virtuous circle of Gillard’s climate tax

Lin Hatfield Dodds


L’Australia - uno dei Paesi al mondo con le più alte emissioni procapite di diossido di carbonio e il primo esportatore di carbone - ha lanciato a metà luglio un pacchetto di riforme per la riduzione dei gas serra. Il governo di Julia Gillard ha così dimostrato di avere l’energia per affrontare un tema complesso, pur essendo un esecutivo di minoranza.
Il sito dei gesuiti australiani Eurekastreet.com.au analizza in senso positivo la sterzata ecologista del Paese, parlando di «circolo virtuoso» che è stato messo in moto, perché si prevede la creazione di posti di lavoro con il passaggio alle energie pulite, mentre i costi delle transizione non graveranno sulle fasce più deboli della popolazione. Eureka Street (Australia), July 10, 2011.


http://www.eurekastreet.com.au/article.aspx?aeid=27165

 

Les quatre pôles du pouvoir iranien

Antoine Sfeir


Le rivolte che negli ultimi mesi hanno sconvolto molti Stati del Nord Africa e del Medio Oriente non sembrano aver turbato, finora, la politica interna iraniana. Anche in questo Paese però sta crescendo la tensione, non solo tra la popolazione, ma anche nei rapporti tra chi detiene il potere. L’articolo indaga sull’attuale situazione delle quattro entità che governano l’Iran, cioè la Guida suprema Ali Khamenei, il presidente Mahmoud Ahmadinejad, il clero sciita e i Guardiani della rivoluzione, e racconta di altre due forze che in questi ultimi anni hanno acquistato sempre più importanza: la famiglia Larijani (Ali è consigliere di Khamenei, il fratello Sadegh è a capo del sistema giudiziario) e il movimento sciita Hojjatiyeh.  Études (Francia), Vol. 414, n. 3, mars 2011, pp. 295-306.

http://www.revue-etudes.com/International/Les_quatre_poles_du_pouvoir_iranien/7493/13584

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