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Osservatorio
di Pavia Media Research
Dieci anni di «crisi dimenticate»
Sono trascorsi dieci anni dalla prima analisi realizzata da Medici Senza Frontiere in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia sulla copertura mediatica delle crisi umanitarie internazionali da parte dell’informazione italiana: emerge la loro progressiva scomparsa dall’agenda dei telegiornali di prima serata. Quanto più si ampliano e si inaspriscono i conflitti in alcune aree, tanto più essi scompaiono dai nostri teleschermi. Il 2013 segna, infatti, il peggior risultato dal 2004 a oggi con il 3,6% (sull’insieme dell’agenda dei Tg).

I notiziari italiani raccontano i grandi eventi epocali, eccezionali nella loro gravità: sono numerose le notizie sullo tsunami nell’Asia del Sud, sul terremoto di Haiti, sulle guerre in Iraq e in Afghanistan, sulla crisi mediorientale. Hanno visibilità gli eventi che - come ha osservato lo storico e politologo John Gaddis - restano nella memoria degli individui: «È nella natura dei grandi sconvolgimenti della storia il fatto che ci si ricorderà per sempre dove ci trovavamo quando le notizie ci raggiunsero».

Tuttavia, nel corso degli anni diventa marginale lo spazio dedicato ad alcuni tipi di crisi umanitarie: guerre africane, malattie endemiche, emergenze sanitarie, carestie e malnutrizione riaffiorano sui nostri schermi solo al verificarsi di eventi specifici che li strappano dall’ombra e dal silenzio per renderli momentaneamente «veri» e «reali».

Contesti come il Sud Sudan o la Repubblica Democratica del Congo sono visibili «a singhiozzo». Delle loro crisi si parla per la presenza di un testimonial (l’arresto della star hollywoodiana George Clooney davanti all’ambasciata sudanese è stato raccontato in tutti i Tg) o per uno specifico evento emergenziale. Ci sono poi le «crisi invisibili», che non entrano per nulla (o quasi) nell’agenda dei telegiornali. È il caso della Repubblica Centrafricana, assente nel decennio di analisi, le epidemie di colera (7 notizie in dieci anni) e di quelle del virus ebola (2 notizie fino a pochi mesi fa, quando la minaccia ha iniziato a interessare l’Europa) o, ancora, dei bambini soldato (10 notizie).

E negli altri Paesi europei? Dall’analisi di alcuni telegiornali pubblici emerge l’attenzione rivolta a tutti i tipi di crisi umanitarie internazionali e a tutti i tipi di contesti (la tedesca Ard ha dedicato il 14% delle notizie, la britannica Bbc One l’8,7%). Prossimità e rilevanza delle crisi sono criteri che guidano la copertura delle notizie anche nell’informazione europea, tuttavia resta lo sforzo di raccontare eventi che accadono in luoghi lontani, che non sono necessariamente eclatanti ma che hanno conseguenze gravi sulla vita degli individui. Uscire dal provincialismo (dare spazio a eventi lontani solo nel caso del coinvolgimento di connazionali) è uno dei modi per dare voce alle crisi umanitarie internazionali.
Paola Barretta
Osservatorio di Pavia

 

© FCSF - Popoli, ottobre 2014