Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Jsn
Jesuit Social Network
Fiducia e partecipazione: risorse contro la crisi

Agire sui bisogni concreti, contro l’ingiustizia, per la cultura: da una realtà che a Palermo lavora con gli immigrati, una ricetta per far rinascere la fiducia


Per chi, come me, opera nel sociale in una realtà del Mezzogiorno - precisamente il Centro Astalli di Palermo - il tema della fiducia riguarda in primo luogo la fiducia degli operatori/volontari in se stessi e nella realtà in cui operano e, in seconda battuta, la possibilità di ispirare fiducia in un contesto oggettivamente difficile, se non ostile.

La realtà palermitana, e quella siciliana in genere, possono costituire un vero ostacolo a continuare a credere nella possibilità di agire e, soprattutto, di dare stabilità al lavoro che si fa. In effetti la stabilità, ovvero creare un’opera che abbia un minimo di «sicurezze» strutturali ed economiche, costituisce un obiettivo talvolta irraggiungibile.

Ci si trova di fronte a contesti di debolezza evidenti. La società civile appare, spesso, impaurita e ripiegata su se stessa. L’economia si caratterizza per una progressiva carenza di realtà imprenditoriali solide, non esistono più banche locali. In questo contesto è quasi impossibile trovare degli sponsor.

Una politica che è vissuta sulla «distribuzione» di favori si trova, all’improvviso, con nulla o quasi da distribuire. A Palermo gli impegni non rispettati dalle istituzioni tengono in scacco tantissime realtà operanti nel sociale. Per altro verso si ha la sensazione che la politica clientelare abbia alimentato un non profit deviato, interessato ad arraffare risorse pubbliche per assicurare, con criteri clientelari, occasioni di lavoro, quasi sempre precario e mal retribuito, se non, addirittura, utili occulti.

Come creare e trasmettere fiducia, come dare prospettive in questo contesto nel quale, inevitabilmente, affiorano stanchezza e incertezza?

Occorre cercare nella cittadinanza le capacità di coinvolgimento e le risorse per continuare. Questo è possibile solo rafforzando la capacità di fare rete, al di là delle appartenenze ecclesiali, culturali, politiche. Nelle città del meridione, nonostante tutto, si possono reperire risorse umane, di impegno e di creatività, ma ciò solo a condizione che si trovino e utilizzino strumenti e modalità adeguate per coinvolgere in maniera via via sempre più ampia.

Il Centro Astalli di Palermo, pur con carenze ed errori, può essere un esempio. A dispetto dei limiti del contesto e di risorse precarie, ha rappresentato, per noi che vi operiamo, una continua sorpresa per il suo espandersi e per il richiamo che esercita su tanti volontari, la prova che la risorsa più importante è quella umana.

Nasce dieci anni fa come scuola di italiano per immigrati presso il Cei (Centro educativo ignaziano) a opera di un piccolo gruppo di laici di spiritualità ignaziana. In pochi anni si aggiunge, nel popolare quartiere Ballarò, il centro diurno che oggi coinvolge 70 volontari, composto da giovani e anziani di diverse estrazioni socio-culturali, compresi alcuni immigrati, e assiste circa 6mila utenti e relative famiglie. A tutto questo si aggiunge un’attività di denuncia in difesa dei diritti e un’attività culturale e di formazione nelle scuole.

Credo che proprio questo connubio di elementi - concreta risposta a bisogni concreti, impegno per la giustizia, dimensione culturale ed educativa - sia non solo la forza intima del Centro Astalli, ma anche quell’elemento in grado, se adeguatamente comunicato e condiviso, di creare coinvolgimenti sempre più ampi nella cittadinanza, che diano prospettive e stabilità.


Pietro Costamante
Ha collaborato Livia Tranchina

© FCSF - Popoli, marzo 2013