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Jesuit Social Network
Fuori dal coro, impostare una voce comune

Come comunicare in modo efficace esperienze e storie quotidiane di quegli «ultimi» che non fanno notizia? È stato il tema dell’assemblea annuale del Jsn.

Promuovere una riflessione condivisa su come comunicare ai mass media e alla società esperienze e storie quotidiane di quegli «ultimi» che «non entrano nei dibattiti se non nella cronaca, quando i disperati intercettano la curiosità morbosa della gente»: questo l’obiettivo dell’assemblea dei soci del Jesuit social network (Jsn) che si è svolta a Roma dal 30 novembre al 2 dicembre e che ha riunito le realtà legate alla Compagnia di Gesù che in Italia operano nel sociale. «Vogliamo stare fuori dal coro per la responsabilità di rappresentare una corsia preferenziale, quella di voci che non hanno voce». Così il gesuita Alberto Remondini, presidente del Jsn, ha spiegato il titolo dell’incontro: «Fuori dal coro. Impostare una voce comune».

Punto di partenza dei lavori è stata una rilettura del Preambolo dello Statuto del Jsn - che otto anni fa ne ha fondato ispirazione e identità - compiuta da padre Fabrizio Valletti, che vive a Scampia, quartiere di Napoli tristemente famoso. Valori e principi radicati nell’esempio di Gesù e racchiusi in pochi punti focali: liberare l’uomo «per ristabilire relazioni di giustizia» e donare speranza; preferire i poveri in linea con il «binomio indissociabile del servizio della fede e della promozione della giustizia», vivendo a fianco della sofferenza alla ricerca di soluzioni condivise; avere un approccio educativo, formare le persone al servizio, disponibili a cambiare se stessi nelle relazioni con chi soffre; impegnarsi per cambiare la cultura dominante della deresponsabilizzazione; perseguire il bene comune come impegno politico contro le «strutture di peccato».

Sei racconti di sei minuti a partire da sei parole chiave hanno «costruito» una fotografia di quello che è oggi, nel quotidiano, il disagio sociale nel nostro Paese.

Sicurezza. Il binomio sicurezza-immigrazione in questi anni ha avuto un rilevante impatto negativo, con un’Europa che si presenta sempre più come fortezza. «È ora di abbattere il muro che separa l’Europa da un’umanità in viaggio», è stato detto.

Fiducia. Come avere noi stessi fiducia nella realtà in cui operiamo, e come ispirare fiducia? Tema quanto mai critico, ad esempio, in una regione come la Sicilia vissuta per decenni dentro una politica di distribuzione di favori. Si crea fiducia allargando sempre più la capacità di contatti in rete, attraverso un coinvolgimento, per trovare risorse nella cittadinanza. In questo senso il Sud è portatore di risorse importanti da valorizzare.

Formazione - cultura. Il bivio a cui ci troviamo è il seguente: per tanti o per pochi? L’esperienza di Scampia mostra come sia necessario ricostruire una consapevolezza e una progettualità di vita, prima ancora dei contenuti.

Precarietà e welfare. In questo momento è sempre più forte il rischio di trasformare il welfare in qualcosa di rigido, a compartimenti stagni, calato dall’alto, evitando invece di approntare strumenti di prevenzione e accompagnamento.

Partecipazione. Reggio Non Tace è stato il primo movimento che ha detto «basta» alle logiche conniventi e omertose di una terra devastata dalla 'ndrangheta, spronando i cittadini a proporre e pretendere regole trasparenti per la partecipazione politica e l’amministrazione pubblica.

«Pensare a quello che comunichiamo o che vogliamo comunicare significa comprendere quale percezione di noi intendiamo trasmettere»: questa la premessa su cui Flavio Bottaro, responsabile della comunicazione dei gesuiti italiani, ha impostato la sua relazione su come una realtà quale il Jsn oggi dovrebbe comunicare. Indicazioni preziose che sono poi state collocate in un orizzonte di riferimento più ampio da padre Carlo Casalone, Provinciale d’Italia dei gesuiti, nel suo intervento conclusivo.


Giacomo D’Alessandro e Pietro Barabino

© FCSF - Popoli, gennaio 2013