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ReggioNonTace... e va in piazza

Partecipazione, legalità, impegno: sono il cuore di un’esperienza che a Reggio Calabria cresce silenziosamente. E che in gennaio ha vissuto un momento importante

Il movimento ReggioNonTace è nato non solo per rispondere alla bomba esplosa davanti alla Procura generale, il 3 gennaio 2010, ma anche per reagire al degrado - sociale, culturale, economico e politico - divenuto sistema criminale.

In questi tre anni ci siamo impegnati soprattutto nel costruire occasioni di partecipazione per promuovere una convivenza libera dalla prepotenza ‘ndranghetista. Ci si rimprovera di essere intransigenti nella selezione dei compagni di strada, di essere un «movimento di gente», di non volere diventare associazione strutturata: questi, che sembrano limiti, stanno risultando la carta vincente. E in ogni caso sono il fondamento non solo della nostra libertà e credibilità (riconosciutaci dai cittadini e a livello istituzionale), ma anche - a parere di chi scrive - lo strumento più idoneo a lottare per la giustizia secondo la pedagogia ignaziana.

Abbiamo iniziato formulando un Patto dei cittadini con i politici alla luce del sole, nel marzo 2011, alla vigilia delle elezioni amministrative. Esprimevamo l’esigenza che partiti e singoli candidati scegliessero i cittadini come loro primi interlocutori. Partendo dalla denuncia delle pressioni ‘ndranghetiste e di una visione politica legata a interessi che è eufemistico chiamare clientelari, abbiamo affermato l’esigenza di una svolta: erano già evidenti le pressioni per nascondere (e perpetuare) una gestione economica che l’allora ministro Tremonti e la Procura avevano denunciato deficitaria. Ha preso sul serio il patto un solo candidato al Consiglio comunale - di Rifondazione comunista, boicottato dal suo stesso partito, tant’è che non è stato eletto -, mentre gli altri hanno risposto sostenendo che avevano codici etici interni o fingendo di aderire. Decidemmo, allora, di incontrare il neosindaco Demetrio Arena.

Al di là di impegni verbali - peraltro subito smentiti - tutto è rimasto come prima, anzi s’è aggravato: per le menzogne sul bilancio, per scelte di assessori e personaggi cooptati, per gli arresti di un consigliere e di alcuni manager (soprattutto delle società partecipate) e per le scelte amministrative in appalti ed erogazioni. Intanto la situazione debitoria emergeva sempre più chiara.

Abbiamo allora chiesto - a norma dello Statuto comunale - un’assemblea pubblica su partecipazione, legalità e trasparenza. Occorrevano 400 firme e, in una settimana, ne abbiamo raccolte oltre 800; il sindaco aveva 60 giorni per convocarci e iniziare l’iter per svolgere l’assemblea. Poiché, nonostante una sollecitazione del prefetto, nulla si muoveva, abbiamo deciso di fare ricorso al Tar, aiutati da un pool di avvocati (che hanno collaborato gratuitamente), il quale ha ingiunto al sindaco d’indire l’assemblea. Neanche questo è servito, ma nel frattempo - il 9 ottobre 2012 - è arrivato lo scioglimento del Consiglio comunale per contiguità ‘ndranghetista. Una settimana prima dello scioglimento il sindaco ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per bloccare l’assemblea. Alla fine, anche per intervento del prefetto, abbiamo ottenuto dai commissari il ritiro del ricorso e l’indizione dell’assemblea, che si è svolta l’11 gennaio. Hanno partecipato oltre mille persone, tra cui il prefetto Vincenzo Panico.

Poiché avremo almeno 16 mesi di tempo prima delle elezioni comunali, ci stiamo impegnando a definire regole chiare, che garantiscano il controllo democratico e consentano ai cittadini di (ri)assumersi la responsabilità della cosa pubblica e ai prossimi amministratori di avere i cittadini come referenti e argine alle pressioni ‘ndranghetiste, che non mancheranno anche in futuro.

Infine abbiamo lanciato un’iniziativa - a cui si può aderire via internet - per giungere al sequestro cautelare, in vista della confisca, dei beni di coloro che hanno avuto la responsabilità (politico-decisionale, prima che penale) del buco del bilancio (almeno 679 milioni di euro). Se il sostegno a quest’iniziativa arrivasse da tutto il Paese sarebbe un segnale importante - per noi a Reggio, ma anche per l’Italia -, per provare a spazzare un po’ di nuvole di fumo dal nostro cielo.

Giovanni Ladiana SJ

© FCSF - Popoli, febbraio 2013