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Un cappuccino nella terra del çay

Paolo Raffaele, 34 anni, è uno dei giovani volti della Chiesa latina in Turchia. Da tre anni fa parte della comunità che custodisce Meryemana, la casa di Maria nei pressi di Efeso.

Fra Paolo, se dico «turco» a cosa pensi?
Rispondo con un aneddoto. Qualche tempo fa una delle due suore che vivono accanto a noi frati stava male, perciò mi recai in farmacia. Tempo di comprare la medicina e trovai una Tofas parcheggiata davanti alla mia auto. Da buon romano, la cosa non mi stupì più di tanto. Il fatto interessante è che tutti i negozianti intorno uscirono e iniziarono a cercare il maldestro parcheggiatore. In cinque minuti trovarono il «colpevole» che, dopo essere stato debitamente redarguito, liberò il passaggio. Ecco, a me «turco» evoca genuina disponibilità e sana fierezza.

E se dico «Turchia»?
Beh, ci sono tante «Turchie». Ce n’è una che mi ha condotto qui e la descriverei unendola alla parola «Scritture». Una terra ricca di storia e attraversata da vari popoli e civiltà. Terra profondamente segnata anche dalle prime comunità cristiane e dal monachesimo. Poi c’è la Turchia che mi sorprende continuamente con la sua natura maestosa e variegata. I paesaggi turchi dilatano il cuore e stupiscono per la bellezza del creato, così vario e ambivalente. Povero e ricchissimo, colorato e monocromo, deserto e affollato: insomma una sinfonia potente dal Mar Nero alla costa egea, dalla Cappadocia ai monti Tauri. Poi c’è la Turchia della gente, anche questa estremamente varia per lingua, mentalità, usi e costumi.

Normalmente dove vivi?
Vicino all’antica Efeso c’è una collinetta conosciuta come il monte dell’Usignolo. Lì, quasi in cima, si venera la casa di una donna ebrea, approdata qui nella prima metà del I secolo dopo Cristo. Il fatto insolito è che la casa della donna ebrea è particolarmente venerata da cristiani e musulmani.

Donna ebrea, cristiani, musulmani… Spiegaci meglio.
Il nome della donna renderà la faccenda più semplice: Meryem in turco è Maria in italiano. Il piccolo edificio dove viviamo è una chiesa bizantina del XII secolo, con costruzioni sottostanti risalenti al I secolo. La chiesa è venerata come la casa dove la madre di Gesù sarebbe vissuta dopo la morte del figlio. Noi cappuccini custodiamo il luogo - ma forse sarebbe meglio dire che noi siamo custoditi da questo luogo - e accogliamo chiunque arrivi qui. Incontriamo le persone più disparate, ma in maggioranza sono cristiani di diverse confessioni, musulmani turchi (sunniti e aleviti) e sufi, che vengono a Meryemana per pregare da varie parti del mondo. A volte mi trovo a celebrare la Messa davanti a fedeli che non sono cristiani. Spesso si tratta di turchi venuti a pregare, che volentieri assistono in silenzio e raccoglimento. Dio chiama tutti, senza esclusioni. Perché Dio è Dio e fa come gli pare a Lui!

Quindi il dialogo interreligioso è di casa a Meryemana?
Dialogo è «parola tra». A volte questa parola è tra i pellegrini e noi frati, dunque tra persone per lo più di fedi diverse, normalmente tra musulmani e cristiani. Più spesso la parola si fa grido o bisbiglio a Dio. Qui il Cielo inizia rasoterra… È il mistero dell’Assunzione, che forse è avvenuta proprio qui.

Monica Borsari

 

ÇAY, IL TÈ CHE SI SERVE NEL BICCHIERINO
La Turchia è tra i maggiori produttori e consumatori di tè al mondo. Secondo i dati Fao, il consumo pro capite (2,5 kg all’anno) supera addirittura quello nel Regno Unito. Prodotto sulla costa orientale del Mar Nero, il tè turco, chiamato çay, è un tè nero, preparato usando due tipici bollitori sovrapposti (çaydanlik). L’acqua è portata a bollire nel bollitore inferiore, più largo. Un po’ d’acqua viene utilizzata per riempire quello superiore, più piccolo, in cui vengono versati alcuni cucchiai di foglie sfuse di tè, producendo così un tè molto forte e deciso.
L’acqua restante è poi usata per diluire il tè a proprio piacere, dando la possibilità di scegliere tra «tè forte» (in turco koyu, «scuro») o «tè debole» (açik, «chiaro»). Il çay è gustato in un bicchierino di vetro, dalla forma di tulipano - fiore simbolo della Turchia - accompagnato da due micro zollette di zucchero. Intorno al bicchierino di çay ruota tutta la cultura della Turchia: è il primo gesto di benvenuto, un modo per accogliere e socializzare. I turchi lo bevono a tutte le ore.

© FCSF - Popoli, 1 gennaio 2013