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L'ultima Parola
Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
Aiutare Dio a far giustizia
Su una cosa sono d’accordo con i musulmani: la pena di morte. Bisogna aiutare Dio a realizzare la giustizia sulla terra. Qualcuno obietta: facendo così si rischia di colpire l’innocente. Vogliamo essere più di Dio? Lui fa perire l’innocente e non discrimina tra vittima e carnefice. Entrambi sono condannati a morte, in momenti diversi. La pietà non è un sentimento che possiamo permetterci. È solo di Dio, padrone della vita.
 
Gian Giacomo Zucchi
Trieste

Le sue considerazioni esigono risposte non banali. Il rapporto Dio/morte e Dio/giustizia è inteso in molti modi, spesso ambigui e perversi.
La Bibbia dice che «Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi»: egli è «amante della vita» e «la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo» (Sapienza 1,13; 11,26; 2,24). Cos’è la vita e la morte? L’uomo, limitato nello spazio e nel tempo, può vivere i suoi limiti in modo  «divino» o «diabolico». Se ama, il limite di spazio è luogo di comunione con gli altri e genera vita; se non ama, è luogo di divisione dagli altri e produce morte. Parimenti  il limite di tempo, per chi ama è comunione con l’Altro, principio e fine della vita; per l’egoista invece è  morte: dove finisce lui, finisce tutto!  Il pungiglione  della morte è il peccato (1Corinzi 15,56), ossia l’egoismo: la paura di morire porta a fare ogni male, nel vano tentativo di salvarsi (Ebrei, 2,14s).
Dio non è l’onnipotente padrone di tutto – e per di più, anche legislatore, giudice e boia che uccide tutti! Così sono, o vorrebbero essere, i padroni della terra. Questo dio è ciò  che il serpente ha suggerito a Eva e Adamo: è satana, modello dei «signori della morte».
L’unico potere di Dio è dare la vita, non toglierla.
Per questa la giustizia di Dio non è come la nostra: se sua legge è l’amore e suo giudizio il perdono, sua giustizia sarà morire in croce per chi lo crocifigge! La punizione del male non viene da lui, ma dal male che ci facciamo gli uni gli altri. L’egoismo fa della terra un inferno. Ma Dio è venuto a liberarci dall’inferno, inviando il Figlio che ci guarisce dalla falsa immagine di Dio e di uomo. Dando la vita per i suoi fratelli perduti, ci ha rivelato la verità di Dio e dell’uomo. Lui è morto per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo, dice S. Paolo (1Timoteo 1,13). La giustizia di Dio è giustificarci e salvarci. Egli «vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità» (1Timoteo 2,4). E «la verità» è che Dio è Madre/Padre che ama tutti come figli; quindi gli uomini sono tutti fratelli, chiamati ad amarsi reciprocamente come sono amati. Per questo Gesù ci dice di amare i nemici. Così diventiamo figli di quel Dio che è misericordia; e  lo aiutiamo a compiere nel mondo la sua giustizia (Luca 6,20-38!).
Se uno volesse aiutare Dio a fare giustizia uccidendo i cattivi, alla fine  sopravvivrebbe solo lui, il  boia che ha ucciso tutti i fratelli. E Dio dovrebbe scegliere tra vivere eternamente con un boia o essere lui stesso il boia dell’ultimo boia...
Il Priore dei trappisti di Tibhirin,  in previsione della sua uccisione per mano di fondamentalisti algerini, scrive nel suo testamento di «ad-Dio»: con la  morte «potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze». E del suo ignoto uccisore dice: vedrò «te, amico dell’ultimo momento, che non avrai saputo quello che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie [per tutta la mia vita] e questo ad-Dio da te previsto. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen!»
© FCSF – Popoli, 3 gennaio 2011