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La sete di Ismaele
Paolo Dall'Oglio
Gesuita del monastero di Deir Mar Musa (Siria)
Arrivederci ad Assisi
Reduce da una drammatica, dolorosa eppur luminosa traversata della Siria libera, la sera del conclave twittavo: «#Gesù e #Maria di Nazareth al #Conclave: niente orpelli, berrette e ori, ma piedi scalzi, capelli al vento e la camicia rossa da garibaldino!».
Ripenso a Jihad, un combattente islamico col quale ho collaborato ad Aleppo, in mezzo ai crateri di missili e bombe, a una proposta di riconciliazione offerta dai rivoluzionari (in maggioranza sunniti) agli sciiti di lì, con la mediazione dei curdi. Un fratello glielo avevano già ammazzato tre mesi fa. Col braccio ancora al collo per una scheggia di bomba, lavora entusiasta all’iniziativa di riconciliazione. A colazione, l’altro fratello, Iyyad, si raccomanda: se muore in battaglia, che si tengano da conto la sua fidanzata e i tre orfanelli del primo martire di casa. Il giorno stesso muore, trapassato da un proiettile, in braccio a Jihad, chiedendogli un bacio. Quella sera riprendiamo assieme il filo dell’iniziativa e consiglio  a Jihad d’occuparsi di pace a tempo pieno.
Appena eletto Papa, l’anziano cardinale gesuita argentino ha pensato ai poveri che soffrono, alla pace rimedio della violenza e al creato in pericolo. E ha scelto: Francesco. E twitto: «W #PapaFrancesco! La tua Chiesa locale ti benedice in silenzio grata a Dio, con lacrime di gioia. Il Papa a piedi nudi: Vangelo sine glossa!».
Quando il nuovo vescovo di Roma ha ringraziato i giornalisti li ha benedetti col cuore, in silenzio… Ma dall’Argentina i suoi amici musulmani non hanno taciuto la loro soddisfazione che un pastore così fraterno con la comunità islamica fosse succeduto alla responsabilità pontificia. Uno dei capi islamici ha raccontato che fu colpito dall’umiltà del cardinal Bergoglio quando li accomodò sulle poltrone e scelse per sé una seggiolina: «È un uomo che ha grande rispetto per le religioni, conosce l’islam, opererà per rafforzare il dialogo». Anche i fratelli ebrei argentini sono entusiasti del Papa di Buenos Aires che ha condiviso con loro la sofferenza per un terribile attentato antisemita.
Nella città di Francesco, Giotto ha rappresentato il trono di Lucifero vuoto dopo il peccato d’orgoglio e il Poverello che ne prende il posto. Un mio amico sudanese gioì nel vedere realizzato l’insegnamento del suo marabutto: «Il trono dell’Angelo di luce, vuoto in cielo, è destinato ormai al più umile degli uomini».
Arrivederci ad Assisi… per il Concilio!



© FCSF – Popoli, 1 aprile 2013