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Sapori&Saperi
Anna Casella
Antropologa
Carciofo, il guerriero che stregò Neruda
Non è che un carciofo, alla fine. Ma le sue foglie artigliate possono incutere un certo timore. Il parente arcaico, il cardo, si guadagnò l’effigie sul blasone scozzese e il titolo: «The Guardian». Gli invasori vichinghi, si dice, si tradirono calpestando cardi: urlando svegliarono gli scozzesi che li cacciarono. Strana sorte per i terribili guerrieri nordici, ma forse, è solo una vendetta letteraria.

Il carciofo (cynara scolymus), famiglia delle Asteracee (la stessa di girasoli e crisantemi), deve il suo nome agli arabi (al-kharshûf o anche ardi-shoki, cioè spina della terra o pianta che punge), la sua domesticazione ai siciliani, la sua diffusione al di là delle Alpi a Caterina de Medici (forse, anche questa una leggenda), il suo arrivo nelle Americhe ai conquistatori europei e, più tardi, ai migranti italiani. E per Neruda, nella Oda a la Alcachofa, diventa il guerriero dal cuore tenero, vinto dalla massaia:
«Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero/ ispida edificò una piccola cupola/ si mantenne all’asciutto sotto le sue squame/ vicino a lui i vegetali impazziti si arricciarono/ divennero viticci/ infiorescenze commoventi rizomi/ sotterranea dormì la carota dai baffi rossi/ la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino/ la verza si mise a provar gonne/ l’origano a profumare il mondo/ e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero/ brunito come bomba a mano/ orgoglioso/ e un bel giorno/ a ranghi serrati/ in grandi canestri di vimini/ marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:/ la milizia./ Nei filari mai fu così marziale come al mercato/ gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi/ file compatte/ voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade/ ma allora arriva Maria col suo paniere,/sceglie un carciofo/ non lo teme/ lo esamina/ l’osserva contro luce come se fosse un uovo/ lo compra/ lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe/ con un cavolo e una bottiglia di aceto finché/ entrando in cucina/ lo tuffa nella pentola./ Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo/ poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta/ del suo cuore verde».

Da qui il detto popolare cileno: «tener corazón de alcachofa» («avere un cuore da carciofo»), cioè, essere un burbero dal cuore tenero. Anche il carciofo ha il suo mito: Cynara, ninfa dagli occhi viola, che Giove provò inutilmente a sedurre. Sarà per questo che il medico personale di Luigi XIII, La Framboisière, scriveva: «i carciofi scaldano il cuore e spronano in modo naturale al gioco amoroso di Venere». Sarà, ma noi apprezziamo, più prosaicamente, le sue qualità digestive.
© FCSF – Popoli, 1 marzo 2011