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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Caro Francesco
Quando la porta della Cappella Sistina si è chiusa dietro ai cardinali ho sperato, desiderato, sognato, una specie di «effetto Grillo». Forse dovrei esprimermi diversamente, o meglio desiderare un effetto meno irriverente data la circostanza e la decisione che si stava per prendere in quel luogo: più che un effetto grillo avrei dovuto augurarmi un effetto colomba. Insomma ero indeciso su quale animale invocare, ero confuso e desideravo cambiamenti come molti di voi, ma non sapevo bene che cosa.
Ebbene, dall’urna è uscito un cognome che sembra più adatto a un calzolaio, un sarto o un olivocoltore, un cognome peraltro sconosciuto non solo a tutti i presenti quella sera in Piazza San Pietro, ma sostanzialmente a tutto il pianeta.
Sono seguiti 20 secondi di cocente delusione.
Poi ha detto «Buonasera», con un sorriso innocente e disarmato che mi ricordava qualcuno, qualcuno a cui avevo voluto bene fin da bambino e mi aveva fatto molto divertire e intenerire. Ecco, si! Mi ricordava Stan Laurel, che con Oliver Hardy aveva contribuito a fare della mia infanzia un periodo meraviglioso della mia esistenza.
Poi le televisioni ci hanno mostrato che indossa scarpe non proprio da Papa, ma che sembrano le prime, o forse le uniche, che ha trovato per casa: un modello all road, cioè che lo puoi usare per andare a fare le gite al Sacro Monte, recitare l’Angelus e ricevere la Merkel.
Questo Papa dalle scarpe consunte, poi, si è scelto un nome da persona normale e per cognome il numero dei portieri, come a dire: «Tirate addosso a me, dai tirate!». Mi sa che Francesco indosserà le stesse scarpe anche quando dovrà parare i rigori!
Ma la cosa più bella di Papa Francesco è quando inizia a leggere i discorsi. Io non so se li scrive lui o se glieli scrive il sacrestano. Sta di fatto che - come è successo per il primo Angelus - dopo tre righe si stufa e comincia a raccomandarci di volerci bene, di perdonarci, di avere la forza di chiedere perdono per tutte le cavolate che combiniamo e soprattutto di credere nella misericordia, perché solo lei può cambiare il mondo. Poi ha salutato tutti e ha detto: «Buon pranzo». Se il buongiorno si vede dal mattino...


© FCSF – Popoli, 1 aprile 2013