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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Come è libera la libertà!
Da questo numero Giacomo Poretti inizia una serie di articoli sui Dieci comandamenti.

Non è cambiato molto rispetto a quel vecchio film di Cecil B. DeMille, I dieci comandamenti, quando Charlton Heston, nei panni di Mosè, scendeva dal Sinai con le tavole della legge e trovava il suo popolo adorante un vitello luccicante artefatto lì per lì dagli artigiani orafi.

«Non avremo altro dio all’infuori dei nostri idoli»: così sembra recitare il primo comandamento del nostro vecchio, caro, adorante Occidente. E soprattutto: «Non avrai altro dio all’infuori della libertà». Nessuno tocchi la libertà, nessuno si permetta di giudicare le scelte della mia libertà, la libertà deve essere libera, appunto, altrimenti che libertà sarebbe? Una libertà zimbello? Una libertà che si fa mettere i piedi in testa sarebbe come un padrone che non comanda in casa sua; la libertà deve essere libera di posare il suo sguardo dove vuole, non deve avere limitazioni, perché altrimenti si sentirebbe frustrata, limitata, non incoraggiata nel suo slancio vitale verso l’infinito e oltre, come anela Buzz Lightyear.
E quindi, se nessuno deve intromettersi nella mia libertà, allora io sono libero di avere tutti gli iPhone che voglio, quello da 32Gb, quello bianco, quello nero e il modello low cost (meglio averne tanti piuttosto che uno, così se si impianta la batteria del 32Gb puoi usare il modello bianco; se ti cade quello nero puoi usare il low cost; e se fai il bagno in mare col modello nero sei proprio un pirla).

Come è bella la libertà! È proprio come cantava Giorgio Gaber: «La libertà è partecipazione», e io voglio partecipare al concorso «Chi mangia più hamburger» e dopo la vittoria, per averne mangiati 15 in 10 minuti, posso anche aver voglia di una lavanda gastrica e nessuno me la può negare. E se supero indenne la lavanda gastrica l’anno prossimo parteciperò al concorso «Chi mangia più scarafaggi» e cercherò di battere il record di quello che ha vinto l’anno scorso mangiandone 32 e poi è morto. Sì, perché uno deve essere libero di morire se ne ha voglia, e anche di scegliere la morte che più gli piace (detto per inciso nessuno avrebbe voglia di morire, ma quella impertinente della morte è l’unica che non si adatta al nostro concetto di libertà, e allora almeno si possa decidere il modo, che sia scarafaggio, hamburger o clinica svizzera!).

Come è libera la libertà! La libertà mi può portare a Zurigo in una boutique del centro per comprare una borsetta da 35.000 euro e nessuno mi porterà mai in manicomio; anzi, se ho la pelle nera e la commessa non me la vende, lo Stato dei Grigioni mi porgerà le scuse per l’imbarazzante incidente: com’è giusta la libertà, come non è razzista la libertà!
Ma come si fa a desiderare un altro dio all’infuori della libertà?





© FCSF – Popoli, 7 ottobre 2013