Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Idee
Cerca in Idee
 
La sete di Ismaele
Paolo Dall'Oglio
Gesuita del monastero di Deir Mar Musa (Siria)
"Digiuno, siamo arrivati al terzo giorno"
Venerdì 23 settembre ha preso il via la settimana di digiuno e preghiera organizzata dalla comunità di Deir Mar Musa a favore della riconciliazione in Siria. In una lettera inviata da Paolo Dall’Oglio, gesuita e fondatore della comunità, le difficoltà e le speranze di chi partecipa all’iniziativa, a tre giorni dall'inizio.

Oggi è il terzo giorno che andiamo ad acqua (anzi per l’esattezza a tisana...) stamattina davvero non stavo bene, adesso però mi sono ripreso. Dopo il tramonto riprendo a bere. Siamo un gruppetto di monaci e monache, più qualche amico, altri fanno colazione dopo il tramonto e assicurano i servizi per tutti. Digiunano anche dei musulmani. Riceviamo dei giovani che cercano attraverso questo esercizio spirituale di rinnovare la speranza.
Nella pagina Facebook del monastero cerchiamo di render conto delle riflessioni quotidiane prodotte dalla preghiera in comune al posto del pranzo.
Ieri è venuto Michel Kilo con la moglie ed è stato molto commovente. Gli è piaciuto il nostro logo che mette insieme i colori nazionali con il desiderio di pace e il rispetto per le tante vittime e le loro famiglie.
La signora ambasciatore del Belgio si è unita a noi per una giornata di digiuno. Le ho chiesto di operare perché sia resa possibile una transizione senza guerra civile e senza spartizione. I siriani non la meritano!
Alcuni giorni fa si è sparsa la voce (a quanto mi risulta, infondata) che l’ambasciatore statunitense volesse visitare il monastero. Sulla strada di accesso è stata organizzata una manifestazione a favore del potere siriano con un posto di blocco per impedire al diplomatico di venire fin qui.
Da tempo indirette, ma gravi e ingiuste accuse, mi vengono rivolte. Sarei un collaboratore dell’interventismo occidentale orchestrato dal sionismo. È invece un fatto che nel 2003 digiunammo contro l’intervento armato statunitense (più alleati, compresa l’Italia) in Iraq. Le mie posizioni «anti imperialiste» sono stampate e divulgate lungo gli ultimi trent’anni.
Ma certamente non sono d’accordo con coloro che ritengono che le questioni di democrazia e di diritti dell’uomo riguardino esclusivamente le popolazioni interessate e non debbano interessare la comunità internazionale. Il cinismo del non interventismo commerciale e commerciante di armi mi ha sempre scandalizzato. Sono spesso gli stessi mercanti che propugnano e spingono ai conflitti armati. Sull’espansionismo violento sionista, poi, non sono mai stato tenero! E tuttavia mi farebbe felice il poter fare qualcosa per la pacificazione della regione e tra i figli di Abramo…
In questo momento se potessi esprimere un desiderio, che si realizzerebbe solo se continuassi a digiunare a morte, sarebbe quello di ottenere vera e protetta e internazionalmente garantita, libertà d’informazione (anche per quella araba ed estera) e d’opinione in questo Paese, al fine di consentire un esercizio nonviolento del diritto a manifestare pacificamente il proprio dissenso e favorire quella transizione democratica senza vendette che la gran parte del Paese ormai pretende.

26 settembre 2011