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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Election day
Il mese di novembre ci porterà, oltre alle caldarroste, l’elezione del Presidente americano. Quattro anni fa, con l’elezione di Barack Obama, ebbe inizio anche la mia rubrica su Popoli (a giorni entrambi sapremo se saremo riconfermati). Nel salutare l’avvento di una novità così evidente, almeno dal punto di vista estetico ed esteriore, tentammo un azzardato confronto con la politica italiana, che venne immediatamente frustrato vista l’incapacità della politica nostrana di mostrare un benché minimo segno di rinnovamento e vitalità.

A distanza di quattro anni la situazione si è decisamente avariata, i parlamentari e i partiti stessi mostrano pericolosamente la loro data di scadenza.

A differenza di ciò che avviene negli Usa, dove modalità di scelta dei candidati, date di primarie ed elezioni sono chiare, noi abbiamo un Parlamento privo di ogni credibilità, se si pensa che il premier e i suoi ministri sono stati messi lì dal Nonno delle istituzioni: il Presidente della Repubblica. Diciamocelo, un normale Paese democratico sarebbe sceso in piazza per denunciare il golpe, invece ora larga parte dell’opinione pubblica saluta questo intervento dall’alto come salvifico. Come se il Nonno, fino a ieri tenuto alla larga in ospizio, fosse costretto a ritornare a casa per fare il capofamiglia in una situazione dove i genitori fanno i bambini, i bambini rubano la marmellata e litigano per il televisore, e tutti pretendono di far pagare il conto di salumaio e panettiere alla colf di colore.

Si dovrebbe andare a votare nella primavera del 2013, ma non si sa con quali regole elettorali, e con quali partiti.
La farsa delle primarie italiane ha qualche cosa di tragico e grottesco nel contempo. Tutti contro tutti è abbastanza normale vista la posta in gioco, ma che si debba assistere a liti furibonde tra candidati che indicono un Vaffaday anche contro le previsioni errate del meteo, altri che se non ti vesti come piace a lui sei da rottamare, altri che si urlano specchiati e integerrimi, e ti manderebbero in galera se versando il vino macchi la tovaglia. Dal canto loro, i partiti che le primarie non le fanno aspettano che il vecchio leader decida se rientrare in politica o diventare preside in una scuola per veline. Intanto i tesorieri ne approfittano e i responsabili di sezioni si ingrassano con cozze e bollicine.

A novembre l’America un presidente, bianco o nero, lo avrà. Svegliati Italia, altrimenti il futuro è solo buio.

© FCSF – Popoli, 17 ottobre 2012