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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Guerra in tavola
Che bello il tempo in cui la tavola era il luogo dove la famiglia si incontrava dopo una giornata di lavoro, dove gli amici si davano appuntamento per il piacere della compagnia, dove ci si dava convegno per festeggiare con il cibo gli avvenimenti più importanti della vita. Oggi, invece, la tavola è diventata il luogo dello stress da competizione, dell’ansia da prestazione.
Sì, perché è cambiato il modo di vivere il cibo: una volta la mamma cucinava quello che c’era e il marito e i bimbi mangiavano tutto, perché se non svuotavano il piatto venivano svegliati di notte per finire la cotoletta avanzata. Ora la mamma si mette ai fornelli all’alba, poi verso le otto di sera si presenta in tavola con tre proposte. Papà e figli scelgono attraverso le primarie i due piatti più allettanti; quello scartato viene scaraventato nella pattumiera, accompagnato da una serie di insulti. Poi sottopongono la mamma a un interrogatorio su provenienza della materia prima, ingredienti, tempi di cottura, tipologia di padelle utilizzate e contenuto calorico della proposta.
Quindi si passa al ballottaggio: l’assaggio dei due piatti rimasti per scegliere quello con cui si cenerà. Spesso accade che entrambi i piatti deludano i giudici e vengano fatti volare contro il muro. La mamma deve raccogliere i cocci e imbiancare la parete. Dopo un paio di proposte sbagliate, o semplicemente per aver apparecchiato tardi o per aver scaldato l’aceto balsamico che si è caramellato, può capitare che la mamma perda il posto e venga cacciata di casa.
Forse stiamo rovinando uno dei piaceri più belli dell’esistenza: mangiare insieme. Se inviti gli amici a cena è bene che ti prepari a umiliazioni terribili, se sbagli a salare la pasta rischi che ti dicano in faccia che sei un fallito: ma non da quella sera, da sempre! Se non indovini l’abbinamento vino-cibo danno fuoco alla cucina, poi ti portano in piazza e tutti i residenti nel quartiere possono insultarti per dodici ore di fila. Di questo passo nessuno inviterà più nessuno, ognuno mangerà da solo e ci si siederà a un tavolo imbandito solo per comunicare un licenziamento, una separazione o una dichiarazione di guerra.



© FCSF – Popoli, 1 maggio 2013