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Cinema e Popoli
Luca Barnabé
Critico cinematografico
Hai paura del buio
«Perché sei venuta in Italia?»: la domanda arriva con candore e sincero interesse da Bruno, un giovane operaio con cui l’immigrata romena Eva ha appena instaurato una relazione. Arriva a metà racconto, come se l’indifferenza abissale oggi fosse la marca principale del nostro Paese. Come se non ci importasse più nulla di nessuno, se non della nostra pancia e della nostra fortuna. Perfino la generosa Anna, che ha ospitato Eva senza chiedere nulla in cambio, non si pone il problema. «Perché sei venuta in Italia?» senza l’aggressività razzista, ma sostanzialmente nel senso di «Chi sei? Che cosa cerchi?», domanda invece Bruno.
«Finalmente qualcuno chiede», dice Eva con un sorriso sulle labbra. Quasi nessuno, invece, sembra davvero porsi più domande sugli altri. Non a caso, perfino il titolo del film non termina con un punto interrogativo. Si dà come un dato di fatto, senza dubbi o esitazioni: «Anche tu hai paura del buio». È la battuta con cui Anna si rivolge a Eva nell’ultima scena. Forse perché ora Anna ha preso coscienza di una somiglianza e di una vicinanza nel sentire. Prima dell’arrivo del nero, del buio che anticipa i titoli di coda, c’è un abbraccio ideale, che non ci è dato vedere.
Massimo Coppola, direttore della casa editrice Isbn, autore di Brand New e Avere Vent’anni su Mtv, ha messo a fuoco con i suoi documentari televisivi splendori e miserie dei giovani contemporanei. Alla sua prima opera di fiction racconta una ragazza che lascia Bucarest per dirigersi verso l’Italia meridionale, destinazione Melfi (solo verso la fine capiremo perché). Dorme in una stazione, sul sedile di un’auto, alla fine si conquista un letto grazie all’ospitalità della coetanea Anna, grintosa e fragile quanto lei.
Hai paura del buio, presentato alla Settimana della critica veneziana, nonostante alcune inverosimiglianze (il padre bigotto di Anna presta subito l’auto all’immigrata sconosciuta Eva), è un ottimo esordio dietro la macchina da presa. Lo sguardo di Massimo Coppola sui volti delle due straordinarie protagoniste (Alexandra Pirici ed Erica Fontana) oscilla tra i fratelli Dardenne e la Nouvelle Vague. Accompagna i primi piani delle ragazze con le musiche - senza via di fuga - dei Joy Division. Ci fa sentire parte delle due giovani donne, perché solo noi sentiamo la stessa musica che Eva e Anna ascoltano nelle loro cuffie. Per estensione: proviamo la stessa solitudine delle loro vite precarie e in continuo movimento, ma senza una vera meta possibile. «Sai quanto dolore ho comprato con i tuoi soldi?», domanda Eva in una scena. Finché il mondo ragiona in termini meramente economici, la gioventù contemporanea non può che essere soffocata da questa domanda e continuare ad avere paura del buio. 

© FCSF – Popoli, 1 giugno 2011