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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
I Maya, la fine del mondo e il grande reset
Ancora pochi giorni e sapremo se i Maya avevano ragione nel predire per il 21 dicembre 2012 la fine del mondo.
In questi ultimi mesi ho sentito di gente che ha fatto le scorte alimentari per prepararsi all’evento. Ci sarebbe da domandarsi se, nell’eventualità che davvero arrivasse la fine del mondo, uno riuscirebbe a portarsi nell’Aldilà le scatole di spaghetti e di tonno sott’olio.
Ho sentito anche di gente che ha deciso di divertirsi prima che gliene venisse tolta definitivamente la possibilità, e così ha consegnato le dimissioni al proprio datore di lavoro e ora vive di pesca ai Caraibi: se i Maya avessero torto non sarebbe il periodo migliore per rientrare nel mondo del lavoro.
Però, più ci si avvicina alla data fatidica e più svaporano i proclami, le convinzioni e le profezie; come se i sostenitori della profezie stesse avessero timore che si possano avverare sul serio.
Ma confessiamolo: chi di noi non ha pensato, sperato, almeno per una manciata di secondi, che la fine del mondo possa essere un po’ come il reset del computer o del nostro smartphone. Il pc o il cellulare non funzionano più? Si impallano? E noi li resettiamo.
Un bel reset e per magia la pace fiorisce in Israele. Un bel click e i problemi con nostra moglie svaniscono. La nostra azienda ci vuole licenziare? E noi facciamo reset.
La Juve è ancora in testa al campionato? Non riusciamo a battere il nostro amico a tennis? Resettiamo.
Lo spread non si abbassa? La situazione politica italiana è orribile? Resettiamo.
Chissà se i Maya avevano intuito, a ragione, che sul finire del 2012 la vita sul pianeta terra si sarebbe fatta così ingarbugliata e gravida di problemi che solo un grande reset avrebbe potuto salvarla.
Per scaramanzia non mi pronuncio, ma se i Maya dovessero avere torto, dovremmo resettare le nostre idee consolidate per sperare che la mente si riaccenda con fantasia e immaginazione.
Io nel frattempo scendo a comprare quattro scatole di spaghetti.
© FCSF – Popoli, 1 dicembre 2012