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Maurizio Ambrosini
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti
I concorsi pubblici e quella norma anacronistica
Anche i bambini di origine immigrata crescono... Un numero sempre più grande di loro frequenta le nostre scuole superiori e le università. Qualcuno ha già terminato gli studi e si sta inserendo nel mercato del lavoro. Qui è destinato a incontrare una sorpresa: gli stranieri non possono partecipare ai concorsi per l’impiego pubblico. A meno che non siano riusciti a ottenere la cittadinanza, se sono nati e sempre vissuti in Italia.
È una vecchia norma, risalente al periodo fascista, che non è mai stata abrogata, pur avendo perso il suo significato originario. Oggi serve soprattutto a proteggere una riserva, pur calante, di posti di lavoro stabili e dignitosi a vantaggio dei cittadini italiani. Quelli che possono votare.
In tutti i Paesi di immigrazione, la funzione pubblica svolge un ruolo cruciale nel favorire la promozione sociale degli immigrati e dei loro figli, come del resto avviene per le donne. Più egualitaria del mondo del lavoro privato, grazie ai concorsi offre opportunità di accesso e di carriera anche ai gruppi che normalmente faticano a vedere riconosciuto il valore dei propri titoli di studio.
In alcuni ambiti, poi, le persone di origine immigrata possono svolgere funzioni socialmente rilevanti. Il primo esempio è quello dei servizi infermieristici, dove già sono ben presenti nella sanità privata e anche in quella pubblica, grazie alla mediazione di cooperative e quindi con trattamenti salariali e normativi diversi da quelli dei funzionari pubblici. Ma in futuro serviranno educatori, assistenti sociali, insegnanti, agenti delle forze dell’ordine capaci di comunicare e mediare con le minoranze immigrate. All’estero sono spesso scelti tra le loro file, quando hanno titoli idonei.
È vero che, grazie all’impegno di legali come i volontari dell’associazione Avvocati per niente, i candidati stranieri possono ricorrere in giudizio e fare annullare gli effetti della norma discriminatoria. Ma devono avviare lunghe e complesse battaglie su ogni singolo caso.
Bene farebbe il governo a lasciare un segno, a fine legislatura, limitando drasticamente a pochi ambiti circoscritti una norma così palesemente discriminatoria.
© FCSF – Popoli, 1 gennaio 2013