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Multitalia
Maurizio Ambrosini
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti
Il censimento fotografa una nuova Italia
I primi dati del censimento 2011 propongono la fotografia di un’Italia in cui l’invecchiamento demografico e il calo della popolazione autoctona sono contrastati dall’arrivo di immigrati stranieri, sempre più spesso accompagnati dalle famiglie. Il dato (3,77 milioni) è inferiore a quello di altre fonti (5,3 milioni secondo la Fondazione Ismu, tenendo conto anche di irregolari e persone prive di residenza anagrafica fissa). Ma la sostanza non cambia: l’Italia sta diventando multietnica e multireligiosa, in modo irreversibile. L’avvento di quella che è stata definita «superdiversità» non è materia di scelta: è una realtà di fatto, con cui occorre fare i conti per governarla in maniera saggia e preveggente.
Tre aspetti meritano una sottolineatura. In primo luogo, gli immigrati si inseriscono soprattutto nelle regioni più ricche, con redditi più alti e minore disoccupazione: 1,3 milioni al Nord-Ovest, 1,1 al Nord-Est, 0,9 nell’Italia centrale. E in questo modo contribuiscono a produrre ricchezza. L’immigrazione è correlata con il benessere, non con la povertà e il declino.
Secondo: gli immigrati non si concentrano nelle metropoli, ma si distribuiscono nell’Italia delle cento città e delle province a economia mista. La prima città sopra i 100mila abitanti per incidenza di immigrati sui residenti è Brescia (16,1%), seguita da Piacenza (15,1%), Vicenza (14,5%), Reggio Emilia (14%). Milano viene dopo (12,7%), Roma è ancora più indietro. Anche questo è un dato positivo: la tendenza verso la formazione di ghetti etnici nelle aree più povere e degradate delle metropoli è finora contenuta. Nelle città medio-piccole l’integrazione è normalmente più agevole, per gli italiani come per gli immigrati.
In terzo luogo, mentre l’identikit tuttora prevalente dell’immigrato è quello di un maschio, musulmano, proveniente dall’Africa settentrionale o centrale, i dati ci dicono che nell’ultimo decennio è avvenuto un silenzioso cambiamento: oltre la metà degli immigrati proviene dall’Europa Orientale, Romania in testa, e le donne sopravanzano gli uomini. Le esigenze di aiuto di anziani e famiglie italiane, raccolte anche dall’ultima sanatoria del 2009 (quasi 300mila domande), hanno rafforzato questo primato.
Commentando questi dati, un grande quotidiano come il Corriere della Sera, protagonista in tempi non lontani di un’accesa campagna contro l’allargamento dei criteri di accesso alla cittadinanza, con ripetuti interventi di editorialisti come Sartori e Panebianco, ora si domanda: «Può suonare anche per loro la campana della piena responsabilizzazione?» (D. Di Vico, 28 aprile 2012). È il caso di osservare: meglio tardi che mai.
Maurizio Ambrosini
© FCSF – Popoli, 1 giugno 2012