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Maurizio Ambrosini
Università di Milano, direttore della rivista Mondi migranti
Il nuovo governo e quel ministero scomparso
21 febbraio, esce la lista dei ministri del governo Renzi. Molte donne, parecchi giovani. Nessuna delega esplicita sull’immigrazione, a differenza di quanto era accaduto con i due governi precedenti. Lo snellimento della compagine ministeriale lascia nello spogliatoio i temi della solidarietà e dell’integrazione.

Sia Monti sia Letta avevano deciso di giocare la carta del messaggio simbolico: il primo nominando ministro un noto esponente del laicato cattolico come Andrea Riccardi, il secondo scegliendo una donna di origine africana, Cécile Kyenge, primo ministro di colore della storia d’Italia. Entrambi sapevano di avere pochi margini di manovra su un argomento politicamente scottante come l’immigrazione e hanno scelto un registro culturale e comunicativo. Soprattutto nel caso di Cécile Kyenge il messaggio è arrivato: gli avversari hanno colto perfettamente, a loro modo, il significato dirompente della scelta di Letta, e hanno rovesciato sul ministro i peggiori epiteti razzisti della storia politica repubblicana.

Sul merito delle riforme legislative ha prevalso la chiusura, dentro e fuori il governo: la nuova legge sulla cittadinanza ispirata al criterio dello ius soli, ripetutamente annunciata, non ha mosso un passo avanti sotto il governo Letta. Il motivo va ricercato principalmente nel fatto che negli ultimi anni non sono più i temi dell’economia e del lavoro, almeno in apparenza, a dividere schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra. L’immigrazione sì. È diventata un potente marcatore di identità politica. Bastano poche parole sull’argomento per distinguere le posizioni dei politici invitati a un qualunque dibattito televisivo.

Bisogna allora sperare che la scomparsa della delega ministeriale significhi una scelta di attenuazione della tensione politica sul tema e di un suo rilancio su basi più pragmatiche. Renzi segretario del Partito democratico aveva annunciato che lo ius soli sarebbe stato una delle sue riforme. Vedremo se Renzi presidente del Consiglio, circondato da una coalizione non meno eterogenea di quella di Letta, troverà il modo di aggirare gli scogli e di arrivare al traguardo.




© FCSF – Popoli, aprile 2014