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L'ultima Parola
Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
Il primo discorso del primo Papa
“Dio fece Signore e Cristo questo Gesù
che voi crocifiggeste” (leggi Atti 2,14-36)

È il primo discorso apostolico. Seguono altri, diversi a seconda di chi parla e di chi ascolta. Evidenzio aspetti che sono per noi altrettante domande.
1. Pietro, come Gesù, non predica una dottrina, ma spiega un fatto visibile. Ciò che avviene a Pentecoste è segno che il Crocifisso risorto compie la promessa fatta ad Israele e aperta a tutte le genti. La dottrina rende curiosi; i fatti invece «trafiggono il cuore» e portano a chiedersi: «Che fare?».

2. Pietro interpreta ciò che accade alla luce della Bibbia: i discepoli non sono pieni di vino, ma ubriachi di gioia. Hanno lo Spirito Santo, amore che fa nuove tutte le cose e inaugura il mondo bello e definitivo. È il dono degli ultimi tempi: la vita stessa di Dio offerta a ogni uomo.

3. Lo Spirito ci fa figli di Dio, senza distinzioni di sesso, di età e di condizioni sociali, culturali o etniche. Uomini e donne, giovani e vecchi, schiavi e liberi, ebrei e non, greci e barbari, tutti viviamo dell’unico Spirito: quello di Dio, che è amore per tutti. I vecchi mutano in sogni le visioni disincantate del passato; i giovani traducono i sogni in visioni costruttive di futuro.

4. Lo Spirito è dono di Gesù, quel Gesù che noi, direttamente o indirettamente, abbiamo crocifisso. Proprio lui è Signore e Cristo: nel suo nome c’è salvezza per tutti. Infatti ha dato la vita per vincere il male del mondo, comune a tutti, amici e nemici.

5. Fine del discorso è la conversione: cambiar modo di pensare e di agire, riconoscere il male come tale e volgersi al bene.

6. Molti dicono che una volta le cose andavano meglio: tempo d’oro era il passato, ricordo di gioventù, o sarà il futuro, speranza del meglio. La Pentecoste rovescia le prospettive: il tempo migliore è il presente. È l’unico che c’è; e solo in ciò che c’è incontriamo Colui-che-è. Certi cristiani criticano l’incerto presente e si rifugiano in tane del passato. Ma nessuna barriera ferma il fiume della storia, che va dove deve andare. La delusione per potere e privilegi perduti impedisce loro di vedere che la nostra epoca non è sfuggita di mano a Dio. Anzi, Dio stesso si consegna nelle nostre mani sempre e solo nel presente. Dio era è e sarà sempre l’eterno effimero: «moderno e quotidiano» per essenza, in ogni qui e ora egli è Colui-che-è.
Causa della scristianizzazione e dell’eclissi di Dio non è l’ateismo, ma la cecità di una gerarchia che, per paura, chiude gli occhi alla sua presenza nel mondo.

7. Chi non crede che Dio agisce e si rivela nella storia, in suo nome si oppone a ciò che lui fa: cerca sicurezza in posizioni di dominio e di esenzione - fortunatamente in via di sparizione. La chiesa nasce da quel Dio che ha tanto amato il mondo da dare per lui suo Figlio. Il suo sguardo di «simpatia» su tutti la snebbia da deliri di potere e da paure di non potere: le apre gli occhi. Per questo chi ama l’uomo, costruisce la chiesa; chi ama la chiesa, la distrugge.

8. Lo Spirito di Gesù viene dalla croce, dove è vinto il male del mondo. Questo Spirito è costantemente all’opera per trasformarci a sua immagine, fino a che Dio sia sempre più tutto in tutte le cose. Oggi il frutto dello Spirito - fraternità e libertà, amore e giustizia, pace e diritto - è diffuso più di ieri. Chi rimpiange la cristianità, dimentica, anzi rinnova ancora oggi roghi e crociate, inquisizioni e scomuniche in nome di Dio. Usciamo dalle nostre paure e affrettiamoci a entrare nell’oggi di Dio, che è il mondo d’oggi.

9. Tutte le religioni pretendono di essere vere. Per il Dio di Gesù, padre di tutti, criterio di verità è la carità. Quanti ripagano il male con la stessa moneta, sono nemici tra di loro perché uguali tra di loro. Chi ricompensa il male con il bene, ha lo Spirito di Dio ed è nemico di nessuno. La storia della chiesa ci insegni a smetterla di combattere gli amici di domani con i nemici di ieri. Allora testimonieremo ancora e sempre la gioia del Risorto.

31/05/2012