Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Idee
Cerca in Idee
 
Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Il ritorno del cavaliere (maya)
Il 21 dicembre è passato senza i cataclismi apocalittici che si temevano, ma con rivelazioni molto interessanti. Siamo infatti in grado di rivelare le vere previsioni dei maya che soltanto nelle ultime ore, grazie all’approssimarsi dell’allineamento dei pianeti, alcuni studiosi sono riusciti a decriptare e interpretare.
Le sconvolgenti previsioni dell’antico popolo dell’America centrale indicavano nel ritorno di un misterioso cavaliere il possibile inizio della fine. Questo criptico cavaliere veniva descritto piuttosto basso di statura, con i capelli trapiantati da un peluche, continuamente intento a cospargersi il volto di polvere colorata fino a sembrare un vaso di terracotta.
Pare che nell’epoca precolombiana l’innominato cavaliere abbia regnato per circa un ventennio, abolendo i disegni di legge e sostituendoli con due barzellette al giorno, perché la festa e l’allegria nel suo regno non dovevano mai mancare. Così, ogni sera, nella sua reggia venivano offerte feste e cene per povere ragazze sole, orfane e senza lavoro.
Il concetto della festa contagiò tutti i suoi funzionari e amministratori, i quali in ogni angolo dell’impero si prodigarono nell’istituire giornate dedicate al «Maiale birbone», alla «Volpe birichina» e alla «Mucca golosona» - tutte divinità del pantheon maya, secondo le ricostruzioni degli antropologi -, facendo così aumentare la spesa pubblica a dismisura e sperperando tutte le enormi riserve in oro (quelle poi rapinate dai colonizzatori spagnoli erano solo le ultime briciole).
Alla luce di queste nuove rivelazioni gli studiosi sono così riusciti anche a capire il reale motivo dell’estinzione dei maya: la grande siccità di cui si parlava da secoli non fu altro che il risultato di un ventennio di depredazione da parte del misterioso cavaliere di terracotta e dei suoi accoliti.
Grazie a Dio non viviamo più in tempi di ignoranza e superstizione come quelli dei maya, la scienza ci viene in soccorso e ci aiuta a prevenire gli eventuali capricci della natura. E soprattutto la moderna storiografia ci insegna che i cavalieri misteriosi vivevano solo nell’antichità e oggi al massimo possono essere protagonisti nelle fiabe per i bambini. Forse.

© FCSF – Popoli, 1 gennaio 2013