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Sapori&Saperi
Anna Casella
Antropologa
Isole della Lealtà, il sapore dell’esotico
«Isola in un mare di isole», scrive l’antropologo Epeli Hau’ofa. Lifou, nelle Isole della Lealtà, ben si presta a rappresentare l’immaginario fantastico dell’Oceania. Un «altrove» esotico nel quale gli atolli (makatea), le spiagge bianchissime orlate di alberi di frangipane e di palme, le piantagioni di vaniglia che guardano un mare smeraldo sembrano descrivere un mondo senza storia, immobile, appena emerso dal nulla, paradiso estraneo a qualsiasi contaminazione e del tutto inconsapevole della complessità contemporanea.
Isolati, invece, non lo sono mai stati quegli atolli: lungo le rotte marittime sono passati esploratori, missionari, balenieri e galeotti. Diaspore, relazioni commerciali, deportazioni che hanno segnato, costruito e ricostruito l’identità delle popolazioni del Pacifico.
Lifou (o Drehu, termine che indica anche la lingua locale) fu visitata per la prima volta dal navigatore Dumont d’Urville nel 1827. Qualche anno più tardi, nel 1832, qualcuno immaginò la linea che separa la Micronesia (i cui abitanti, di pelle scura, venivano descritti come rozzi, selvatici e infidi) dalla Polinesia che, invece, ospitava gente dalla pelle più chiara e quindi, allora ritenuta più ospitale e piacevole.
Furono i galeotti, in realtà, a popolare quelle remote isole: la Grande Terre ricca di miniere di nichel fu trasformata in una colonia penale e, per più di trent’anni, giunsero nella zona migliaia di forzati.
Annessa alla Francia nel 1853, l’intera area fu poi oggetto di una politica di immigrazione massiccia a seguito della quale i kanak, gli abitanti indigeni, si ritrovarono minoranza nella loro stessa patria. E nella Nuova Caledonia si scontrarono opposte visioni missionarie: quella dei cattolici della Società di Maria e quella dei protestanti della London Missionary Society.
Per questi motivi l’antropologa Anna Paini (Il filo e l’aquilone. I confini della differenza in una società kanak della Nuova Caledonia, Le Nuove Muse, Torino 2007) smascherando pregiudizi e visioni ingenue, vede proprio nella fluidità il carattere fondamentale della identità kanak. Perché la Nuova Caledonia, che gli indipendentisti chiamano Kanaky rifiutando il nome coloniale, non è il museo etnografico che un certo pensiero considera. È, invece, talmente dentro la storia da aver rischiato una guerra civile negli anni Ottanta, talmente dentro la modernità da ospitare il centro culturale Tjbaou progettato da Renzo Piano, situato nella capitale Nouméa e dedicato alla cultura artistica kanak.
Esiste oggi persino un presidio Slow Food che intende difendere i due tuberi alla base della alimentazione kanak: il taro (Colocasia escolenta) e l’igname (Dioscorea) oggi minacciati da alimenti che provengono dal mondo occidentale. Un mare di isole e di relazioni cosmopolite.


La ricetta
INSALATA DI PAPAIA VERDE
Prendere papaie verdi, non ancora giunte a maturazione. Sbucciarle, togliere i semi e tagliarle a spicchi, metterle in acqua salata per dieci minuti per togliere il liquido vischioso.
Risciacquare e grattugiare. Aggiungere pezzetti di pomodoro, condire con limone, sale, pepe, prezzemolo, qualche cipolla tagliata finemente. Lasciare in frigorifero per 10 minuti prima di servire.



© FCSF – Popoli, 1 giugno 2013