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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
L’importanza del nome
Il problema è grave, al punto che è intervenuto anche il Papa: in gennaio Benedetto XVI ha invitato i genitori che decidono di battezzare i propri figli a scegliere nomi meno strambi e più in linea con la tradizione cristiana. Ma per comprendere l’invito del pontefice dovremmo riconoscere che, prima ancora che la fede, ci fa difetto il buon senso.
Una volta il nome di una persona poteva indicarci il suo Paese di provenienza: Gunther non poteva che essere tedesco, Esteban molto probabilmente era spagnolo, Colette veniva da Parigi o dintorni, John era un americano e Ciro un meridionale!
Insomma il nome delle persone è sempre stato una sintesi delle caratteristiche linguistiche, delle tradizioni e della cultura di un Paese. Poi hanno iniziato i ricchi, gli snob - come segno di distinzione e originalità - a chiamare i loro figli Allegra, Verde, Lapo, Celeste; nomi talmente improbabili da costringere gli amici a inventarsi dei soprannomi, per cui Gaddo era detto Dodo, Ampelio detto Pilu, Eleuterio detto Gigi e Dafne la scoppiata.
Poi si è passati all’epoca della sintesi estrema: Terenzio si trasforma in Zio, Roberta è detta Ro, Claudio diventa Cla, e Cecilia Ce. Per non parlare del fascino, della suggestione del nome straniero: a Carate Brianza, provincia di Monza, i genitori di Chanel e Sacha, hanno avuto problemi nell’iscrizione dei loro gemelli a scuola perché le autorità pensavano di trovarsi di fronte a due extracomunitari. Poi il padre (romanista) e la madre (juventina) hanno spiegato che la loro scelta era un omaggio ai figli di Totti e Del Piero.
Ora, grazie (si fa per dire) alla globalizzazione, stiamo assistendo all’estendersi di questi fenomeni anche fuori dall’Occidente. In India un gesuita ha lanciato una campagna per combattere la moda dei nomi stravaganti, raccontando di bambini a cui sono stati dati nomi come Brooklyn, Principe Alberto, Ben Hur, Aspirina e Silvioberlusconi! Non ci credete? E va bene, uno di questi nomi è inventato - il più assurdo di tutti, indovinate quale? -, ma vi assicuro che gli altri sono veri.
Quando sono nato io, nel 1956, i miei genitori, anziché Giacomo, mi chiamarono Giacomino, perché intuirono che non avrei superato il metro e sessanta, mia sorella la chiamarono Carla e il nostro cane Fido. Con l’aria che tira, se fossimo nati nel 2011 mia sorella l’avrebbero chiamata Wikipedia, io sarei stato battezzato Twitter (perché è basato su messaggi molto corti…) e al cane, più fortunato, sarebbe toccato Ugo.
Sì, perché i miei genitori, Hardware e Soft­ware Poretti, hanno sempre amato le tradizioni.


© FCSF – Popoli, 1 agosto 2011