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La sete di Ismaele
Paolo Dall'Oglio
Gesuita del monastero di Deir Mar Musa (Siria)
La Siria al bivio
La vita monastica si posiziona sullo snodo tra senso ultimo e attualità politica sempre bisognosa di sponda spirituale. Qui i giovani mordono il freno chiedendosi se si debba ancora rinunciare ai propri diritti civili per evitare una rivoluzione che riporterebbe le minoranze alla condizione di cittadini di secondo livello. La democrazia sarebbe un lusso occidentale, una deviazione ideologica?

L’analisi del presidente Bashar al-Asad, nel discorso del 30 marzo, è coerente. Si tratta di resistere alle forze che complottano per disgregare la Siria, di rispondere al bisogno di riforma democratica e di fronteggiare l’emergenza sociale. Alla fine si è però rimasti sorpresi per la mancanza di provvedimenti precisi e di un’agenda programmatica definita. Perfino sul volto dei parlamentari del partito Baath e dei deputati alleati e «indipendenti», che fino ad allora formavano una scolaresca inneggiante, scendeva un’ombra di sincera preoccupazione.

Il destino di questo Paese è appeso al ragionamento politico di un oftalmologo di mezza età propulso undici anni fa alla massima carica di uno Stato autocratico. Chi può aiutarlo a fare le scelte giuste? Intorno a lui ci sono donne intelligenti e di cuore come la moglie Asma’ e Bouthaina Shaaban. Ci sono pure gli anziani marescialli del grande padre Hafiz. Tuttavia si nota difficoltà a cogliere la portata e la novità degli eventi. Certo la Siria è stretta tra il Libano, dove si scontra tutto ciò che si può scontrare in Medio Oriente, e l’Iraq, dove l’unità del Paese e l’incolumità dei cittadini non son certo assicurate. Senza contare Israele, che ha mostrato in tutti questi anni di non saper fondare la sua sicurezza sul benessere e la libertà dei suoi vicini!
La Siria è al bivio.

La prima ipotesi è che nelle piazze e nel palazzo presidenziale si affermino le forze che ragionano in termini di irriducibile conflitto politico e intercomunitario. Occorre ricordare che tanto le forze disgreganti come quelle che giustificano l’immobilità del regime si fondano sulla sottolineatura confessionale che vedrebbe la maggioranza sunnita contenuta da una sorta di alleanza delle minoranze, prima fra tutte quella aalawita del clan presidenziale. Per questa strada si va al bagno di sangue e alla perdita disastrosa (economicamente e geostrategicamente) dell’unità nazionale.
La seconda ipotesi è che, facendo perno sul sentimento nazionale, sulla reazione alle forze esterne e interne disgreganti e sulla valorizzazione della carica di rinnovamento dei giovani, si riesca a contenere la rivolta più radicale. La condizione perché questa via si riveli percorribile è che le riforme si facciano bene e subito.

A breve termine ciò comporta la fine dello stato di emergenza, la libertà dell’informazione e l’apertura di una vasta consultazione nazionale. A medio termine si dovrà elaborare una formula costituzionale che esprima l’identità nazionale arabo-siriana e la fedeltà agli ideali pan-arabi, insieme alla riattivazione delle appartenenze pan-islamica e mediterranea, e che allo stesso tempo possa rispondere alle angosce delle minoranze senza umiliare le attese della maggioranza sunnita. Si tratta di trasferire a una speciale corte, garante di un patto costituzionale, la funzione di protezione delle minoranze attualmente svolta dalla presidenza e dai servizi di sicurezza.

Questo, a lungo termine, consentirà l’emergere di una società civile democratica e pluralista, emancipando i comportamenti individuali dalla meccanicità delle appartenenze claniche e confessionali.
Il sangue scorre per le strade. La medicina amara della repressione non funzionerà più nei mutati panorami internazionali. Prego che il presidente possa invertire subito la tendenza passando dalla repressione alla promozione del movimento. E prego che le persone coinvolte nella protesta elaborino una strategia di riconciliazione e consultazione nazionale capace di riassorbire la logica del ribaltamento vendicativo.
Paolo Dall'Oglio
20 aprile 2011