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Sapori&Saperi
Anna Casella
Antropologa
Lapponi, 500 modi di dire «renna»
Nel 1799 un giovane italiano, Giuseppe Acerbi, si avventurava nell’Europa artica. Percorrendo quello «spazio vuoto» descritto con sgomento anche da Vittorio Alfieri tempo prima, egli si spinse fino a Capo Nord, incontrando «finnesi» e lapponi. Offre un ritratto piacevole dei primi (e infatti i finlandesi inseriranno i suoi Travels nella letteratura nazionale) mentre ai secondi riserva la definizione di popolo «soggetto a nessun governo» e dedito alla stregoneria. Degli iperborei, isolati nel buio e freddo nord, si era favoleggiato fin dall’antichità: erano descritti come barbari dalle abitudini strane, notturni cannibali e mangiatori di orsi, gente che si spostava a cavallo di cervi e renne o utilizzando le bacchette ai piedi. La Finlandia e i suoi abitanti (findlappi o wildt lappland) era stata raggiunta, intorno al 1690, anche da Francesco Negri, sacerdote romagnolo per il quale i lapponi erano invece pacifici, ospitali, dediti alla famiglia. Però, tanto innocenti da essere ineducabili, tanto ingenui da essere amorali.
Dopo il viaggio del mantovano Acerbi, toccò agli antropologi Paolo Mantegazza (1878) e Lamberto Loria (1884). Erano i tempi dell’evoluzionismo e gli studiosi si domandavano se questi lapponi (dal mongolico lu-pe, «quelli sulla via del nord», o dallo svedese löpe o lappaa cioè «avanti e indietro» con riferimento al nomadismo) fossero l’ultimo avanzo dell’uomo delle renne, «tipi rachitici della grande razza finnica», «norvegiani degenerati» o «tribù mongoliche». Comunque dei fossili, in una Europa che non si capacitava di avere selvaggi così vicino alle città d’arte. Invece essi, che si definivano sámi, suomi o anche sápmi (significa «la propria terra» o «la patria»), avevano cominciato a muoversi dentro la Fennoscandia dalla fine dell’era glaciale, disperdendosi su un’ampia regione a cavallo tra Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia. Si ritenevano discendenti di un uomo coraggioso che aveva sfidato la tempesta di neve, mentre il fratello, più codardo, aveva dato origine ai popoli mediterranei. Punti di vista.
La loro dipendenza dalle renne (Mantegazza scrive che disponevano di 150 capi a famiglia) per il cibo e l’abbigliamento si riflette nella lingua: almeno cinquecento vocaboli descrivono questo animale, a seconda dell’età, del tipo di corna, del colore del mantello. I circa centomila sami hanno oggi tre parlamenti (in Finlandia, Svezia e Norvegia), un’unica bandiera, un inno nazionale, ma non hanno un proprio Stato. Raccoglitori, come documenta l’utilizzo di prodotti del sottobosco, e allevatori di renne, offrono al folclore europeo i loro joik, liriche cantate che esprimono lo stupore alla vista delle piccole renne e della vasta natura artica, una ricca favolistica e una cucina che non teme gli abbinamenti arditi.    

La ricetta
RENNA, PATATE E MARMELLATA
Far bollire 600 grammi di patate e poi schiacciarle con una forchetta, aggiungendo sale e pepe. Prendere una casseruola imburrata e depositare a strati alterni il composto di patate e 400 grammi di fette di carne di renna, finendo con le patate. Spolverare con pan grattato e cuocere in forno a 200 gradi per circa 30 minuti. Servire con marmellata di lingonberry (bacche rosse aspre).

© FCSF – Popoli, 1 agosto 2010
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