Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Idee
Cerca in Idee
 
L'ultima Parola
Silvano Fausti
Gesuita, biblista e scrittore
Libertà di coscienza e autorità religiosa
È giusto davanti a Dio obbedire a voi più che a Dio? (leggi Atti 4,1-22)

Nessuna buona azione resta impunita. Pietro, con Giovanni, ha guarito l’uomo nel nome di Gesù ed evangelizza il popolo. Ma i due, come il loro Maestro finito in croce due mesi prima, non sono autorizzati a insegnare. Così le supreme autorità religiose li mettono in carcere, facendoli testimoni della pietra scartata dai costruttori e diventata pietra angolare. Proprio in faccia a loro annunciano che quel Gesù, da loro crocifisso, è il Salvatore degli uomini. Nel frattempo, solo a Gerusalemme, i discepoli sono già 5mila.
L’autorità legittima è irritata dalla franchezza e sfacciataggine con cui parlano i due apostoli. Questi illetterati popolani pretendono di insegnare ai grandi che dettano legge! Unica loro autorizzazione è la realtà, che dà loro ragione. I potenti vogliono negare il miracolo avvenuto, ma non possono: lo storpio guarito sta lì, attaccato ai due, quasi corpo di reato. Inoltre il fatto è noto in Gerusalemme. Importante che non si divulghi o si ripeta! Per questo vietano loro di parlare di Gesù. Se Pietro avesse obbedito all’autorità religiosa costituita e non alla coscienza, il cristianesimo non sarebbe mai nato.

A divieto aperto, sfida aperta: non è «giusto davanti a Dio obbedire a voi più che a Dio»: «Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,19s). Appena liberati, trasgrediscono l’ordine di tacere e parlano subito con libertà. Di nuovo Pietro è arrestato, e con lui tutti gli apostoli. Al Sommo sacerdote che ordinerà nuovamente di tacere, ribatterà: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29). La supremazia della coscienza e dell’evidenza su ogni autorità è, per ogni uomo, principio di libertà e responsabilità.

«Libertà vo cercando, ch’è sì cara». Guardando i profeti, antichi e moderni, è merce rara nelle sacrestie del potere. In un mondo di schiavi, dove solo i padroni sono liberi, Paolo fa della libertà il centro del Vangelo: «Cristo ci ha liberati per la libertà!». Se cerchiamo salvezza dalle nostre leggi, siamo «decaduti dalla grazia». «Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà», perché unica legge è: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Chi turba questa libertà imponendo circoncisioni o altro, «che se lo tagli tutto!» (Gal 5,1.4.13.14.12). Le religioni esigono libertà per se stesse; ma di rado la danno agli altri!

«Se dimorate nella mia parola, sarete veramente miei discepoli e conoscerete la verità; e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31s). Libero è il figlio: in contrapposizione allo schiavo, è colui che è amato e sa amare. La nostra libertà viene da Colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Siamo bisogno di tale amore incondizionato. Se non lo troviamo, siamo schiavi di chi ce ne promette briciole, che stuzzicano la fame invece di saziarla.

Libertà significa intelligenza libera da errori e volontà libera da vizi. Chi ama il potere è schiavo dei suoi deliri e delle sue paure. Calpesta amore e verità, violentando la realtà per mantenerla sotto il suo controllo. È quanto fa ogni autorità, lontana dall’umiltà e dal servizio. C’è purtroppo chi, con spirito da «Grande Inquisitore», considera la libertà come un pericolo. Ma questo è antievangelico. Infatti la libertà è il frutto più bello del cristianesimo: ci rende figli uguali al Padre. L’epoca della libertà compiuta non è minaccia, ma opportunità di vivere meglio la nostra fede: ci consegna la responsabilità di discernere ciò che più giova ad amare e servire i fratelli.

Quante prescrizioni e affettata religiosità sono paravento di perversità (cfr Col 2,20ss)! Perché impedire «la legge di libertà» (Gc 2,12), che ci fa appartenere gli uni gli altri nel reciproco amore? Che Dio ci apra gli occhi per vedere come lui, anche oggi, opera nella storia con ciò che noi contrastiamo.


© FCSF – Popoli, 1 ottobre 2012