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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Master chef
Abbiamo perso la semplicità, che non significa povertà, trascuratezza o superficialità. Semplice, invece, è sinonimo di essenziale, non artefatto, non manipolato.
La semplicità l’abbiamo persa quando comunichiamo: ho sentito un conduttore radiofonico che, nei saluti finali, raccomandava agli ascoltatori di seguirlo su Facebook, scrivergli una mail, non dimenticarsi di twittare e di riascoltare la puntata in podcast.
La semplicità l’abbiamo persa con i telefonini: per usarli, se hai più di 35 anni, ormai ti serve un Master alla Nasa.
Ma la semplicità l’abbiamo persa soprattutto quando usciamo a cena. La prima difficoltà è individuare il ristorante, facilmente confondibile con gli alberghi e le squadre di calcio più titolate. Vengono segnalati con lo stesso sistema, le stelle. Solo che hanno significati diversi: se una stella per un albergo è sinonimo di schifezza totale, per un ristorante è come aver vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi, addirittura, per una squadra di calcio, avere la stella sulla maglia significa essere al top.
Ma proviamo a entrare in un ristorante a tre stelle. La prima cosa che pensi è: ma siamo venuti a mangiare o siamo al planetario? Quando ti portano il menu pensi di aver letto male e invece è proprio così: di fianco al nome della portata c’è la formula chimica, perché siamo finiti in un locale dove si fa cucina molecolare.
Per la scelta dei vini, una volta ad aiutarvi c’era il sommelier, ora c’è un signore con una tuta bianca, il Chimico, che con la sua app iAlambicco analizzerà seduta stante lo spettrogramma del Bonarda che avrete scelto.
Ultimamente sono stati aperti ristoranti molecolari dove il cibo non te lo fanno più mangiare, ma annusare, poiché «l’essence sta tutta nella nuance». E il vino lo fanno solo vedere: non deve essere bevuto perché così l’occhio ha la sua parte e il fegato riposa. Per il conto questo ristorante ha scelto però la tradizione: niente bancomat né carta, ma contanti. Ovviamente la ricevuta è una fragrance.
Pare che le riviste di settore abbiano deciso di attribuire a questo ristorante l’ambitissima stella cometa.
Ultimamente, però, la cucina che va per la maggiore è la fusion. In realtà, questa noi italiani la conosciamo bene: mia nonna, di Bergamo, ha sposato un siciliano e, il primo cenone di Natale, per non separarsi hanno dovuto inventare proprio la cucina fusion: polenta con i totanetti, gorgonzola con le sarde, cassoeula e alici marinate. Un Natale a 5 stelle!

© FCSF – Popoli, 1 aprile 2012