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La sete di Ismaele
Paolo Dall'Oglio
Gesuita del monastero di Deir Mar Musa (Siria)
Medici di Siria
R.voleva partire missionaria, medico degli ultimi; poi scoppia la guerra a Homs. Un gruppo di soldati resta in trappola nella palazzina dove abita con la famiglia e ha l’ambulatorio. Si infilano da lei con un ferito grave lasciando un morto in terrazzo. Il medico si adopera per salvare il soldato ma anche per trattare la resa ai ribelli ed evitare un massacro. «Non m’interessa chi sia - dice loro, allorché irrompono -, fosse pure un adoratore del demonio lo avrei curato ugualmente. Ora, per Allah altissimo, il Profeta, Cristo e la santa Vergine, lo fate arrivare in ospedale e lo mettete al sicuro!». Obbedirono.
A Qusayr dono il sangue in un ospedaletto clandestino, fuori piovono bombe. Dopo un’ora ne cade una sullo stesso lettino e macella due altri donatori. A sera il medico militare mi racconta la sua decisione di passare come sanitario alla rivoluzione. Chiede di convincere i colleghi siriani all’estero perché vengano ad assistere feriti e malati. «Manca tutto», si lamenta. Racconta di essersi ricordato del giuramento da medico quando, mentre operava un nemico prigioniero, gli hanno portato d’urgenza un rivoluzionario ferito gravemente. Non voleva tradire il solenne impegno e ha terminato l’operazione in corso, correndo un rischio mortale per il compagno. Ora mi s’accusa d’aver dato il sangue ai terroristi di Al Qaeda.
J.K. lo uccide il 18 settembre un cecchino mentre tenta di salvare la vita ai più piccoli, vittime, ad Aleppo, dei bombardamenti aerei di Assad. Amico da vent’anni, una laurea faticata. Semplice e generoso, fedele alla promessa scout e al battesimo. Buona strada, dottore!
C., siriano in esilio da decenni a Ginevra, organizza gli aiuti sanitari da inviare in patria. Siamo entrambi relatori in una conferenza, ospiti d’un bel tempio calvinista. Aspramente mi criticano più persone: traditore della non-violenza, guerrafondaio e servo dell’imperialismo… Fa male che siano amici fedeli e intelligenti a sentirsi in dovere d’attaccarmi, riecheggiando inconsapevolmente i temi della manipolazione di regime. Il medico si leva a difendermi e piange chiedendo pietà per il popolo siriano. Il nostro isolamento è totale allorquando interessi mafiosi e idealismi massimalisti colludono. Rimaniamo a lungo abbracciati, incapaci a frenare i singhiozzi.


© FCSF – Popoli, 1 novembre 2012