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Missione Scampia
Fabrizio Valletti
Gesuita della comunità di Scampia (Na)
Memorie da Bamako
La memoria è custode di quanto una coscienza vigile elabora ed è importante che ogni immagine che ha commosso il nostro spirito sia incisa nello spessore del nostro giudizio e nella volontà di scegliere percorsi di giustizia.
Così è vivo per me e per i giovani con cui viaggiavo il ricordo di una Parigi illuminata da mille luminarie in uno scalo del viaggio che ci conduceva a Bamako, nel Mali. Erano i giorni del massimo sforzo commerciale natalizio e la cristianità si esprimeva in una delle capitali europee nell’assimilazione del mistero della natività con l’anima del più esasperato mercato. Spesso non si vuole riconoscere quanto sia dominante il perverso connubio di denaro e merce, di capitale e sviluppo, di pubblicità e immaginario simbolico sempre più invasivo nelle coscienze della popolazione, di ogni età e identità sociale.
Giungere nel buio della capitale del Mali, in una notte che svelava le piccole luci dei villaggi ancora alimentate dalle lampade a petrolio o da incerte batterie che avevano catturato di giorno un po’ di energia solare, voleva dire cogliere una dimensione originaria, fuori dal tempo e dallo spazio, al riparo da una violenta civilizzazione. La tensione all’assoluto e al mistero era stimolata dal richiamo alla preghiera proveniente da un invisibile minareto, che alla luce del giorno si svelò essere una torre di paglia e di terra, povero segno di un’interiorità che i fedeli musulmani ancora sanno esprimere e a cui anche la civiltà occidentale potrebbe attingere per riflettere sulla sua corsa alla ricchezza e alla follia del progresso soltanto consumistico.

© FCSF – Popoli, 1 agosto 2010
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