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Scusate il disagio
Giacomo Poretti
del trio Aldo, Giovanni e Giacomo
Se Dio ha i tappi nelle orecchie ci sarà un motivo
Continua la serie di articoli sui Dieci comandamenti, iniziata nel numero di ottobre.

«Non nominare il nome di Dio invano»: così recita il secondo comandamento. In quest’epoca superpostmoderna verrebbe da dire, invece, che qualcuno dovrebbe pur trovare il coraggio di pronunciare, invocare, sussurrare o semplicemente pensare quel nome.

In quest’epoca ipertecnologica, il concetto di Dio è da considerarsi assolutamente vintage, roba da antiquariato che al massimo può interessare i rigattieri dello spirito. A volte si ha l’impressione che sia rimasto solo il suo involucro vuoto, che risuona in forma di regola, divieto, dottrina, liturgia, richiamo all’identità, all’appartenenza, e che nessuno sappia più qual è il modo corretto per pronunciare quel nome.

Certo, esistono ancora quelli, e sono tanti, che il suo nome lo urlano a squarciagola se c’è da fare una guerra, che sia santa, di principio, con o senza armi; quando salgono indignati sulle barricate per difendere un simulacro appeso nei nostri uffici, oppure quando ricevono proposte irricevibili o principi, a detta loro, non negoziabili.
O quelli, meno colpevoli, che lo nominano quando la loro squadra di calcio deve affrontare una partita importante (sono molto più numerosi gli interisti, mentre gli juventini non hanno bisogno di Dio, loro hanno secolarizzato le richieste d’aiuto...); o quando il figlio deve sostenere l’esame di Strategia del Marketing o devono ritirare l’esame della prostata. O, ancora, quelli che si ricordano di Dio dopo avere investito tutto il loro patrimonio in Buoni del tesoro ciprioti o quando devono uscire con una ragazza conosciuta su internet (in questi casi la richiesta è spesso così formulata: «Fa che non mi abbia mentito e sia davvero una femmina»).

E poi ci sono quelli dignitosi, o se volete orgogliosi, che non chiedono mai niente perché non vogliono disturbare («Però, Dio, almeno fai che il giudice non mi inibisca dai pubblici uffici»), o quelli permalosi: «Com’è che il vicino, che non va mai in chiesa, può comprare l’iPhone5 per tutta la famiglia, e io che faccio tutti gli anni il pellegrinaggio Macerata-Loreto ho ancora il guscio della Motorola?»).

A volte me lo immagino là in alto, da qualche parte, che se ne sta con i tappi nelle orecchie, sì proprio quelli che usano le nostre mogli per non sentirci russare. Tanto a Lui basta guardarci per capire se siamo davvero interessati o se abbiamo lo stesso tono di quando chiamiamo la colf.
Non trascorriamo il nostro tempo invano, non dimentichiamoci di pensare a quel nome.



© FCSF – Popoli, 1 novembre 2013