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Missione Scampia
Fabrizio Valletti
Gesuita della comunità di Scampia (Na)
Terremoti
Sono passati circa trent’anni da quando molti terremotati dell’Irpinia trovarono nuove abitazioni fuori dei loro paesi disastrati proprio nel quartiere di Scampia. Un modello urbanistico progettato a tavolino, con una prospettiva da metropoli, ma senz’anima, soprattutto per chi era abituato a relazioni di paese, di buon vicinato, di botteghe, di artigianato, di orti e animali domestici, magari qualche coniglio e gli immancabili polli.
Il pensiero va alle famiglie dell’Aquila e della valle dell’Aterno, dove la terra ha tremato per mesi. In alcune nazioni i terremoti creano uguale devastazione, ma in altre, dove c’è una legalità rispettata e previdente, non si parla di distruzione e di vittime.
La nostra coscienza di napoletani, quella che esiste ancora, è scossa dallo scandalo di un sindaco, quello del capoluogo abruzzese, che pochi giorni prima del disastro aveva chiesto lo stato di emergenza, senza essere ascoltato. I responsabili della politica, in compenso, si sono fatti subito presenti in una passerella fastidiosa, per richiamare attenzione e per chiedere alla nazione una forma di intervento che ha sapore di elemosina, quando il denaro pubblico è stato sperperato dolosamente proprio per gli edifici che sono miseramente crollati, con vittime e dolore. E la sabbia era della nostra costa… Proprio da una terra come quella che produce camorra e illegalità può nascere un desiderio di resistenza e insieme di rinascita, ma le condizioni vanno poste, le regole vanno rispettate. Il problema non è solo la presenza dell’illegalità, ma anche il permanere di superficiali disposizioni legislative che lasciano vuoti di controllo e di previdenza. Eppure la speranza che maturino coscienze rinnovate, scosse dalla sofferenza, può ancora vincere.
© FCSF – Popoli, giugno-luglio 2009