Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
A Milano un giardino per Anna Politkovskaja
12 giugno 2013

Il 12 giugno la città di Milano ha intitolato un giardino alla giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja (1958-2006), la più autorevole voce indipendente della stampa nel regime russo, uccisa davanti alla propria abitazione il 7 ottobre di sette anni fa. Lo spazio pubblico si trova tra la stazione di Porta Garibaldi e corso Como, una zona centrale in pieno rinnovamento urbanistico. Il figlio Ilja, la sorella Elena, Vitaliy Yaroshevskiy, vicedirettore della Novaya Gazeta per cui Politkovskaja scriveva, e la collega Nadhezda Prusenkova hanno portato le loro testimonianze. «Anna prestava la sua voce ai deboli, a chi non si sentiva rappresentato - ha raccontato Yaroshevskiy -. Venivano a chiederle aiuto in redazione le donne che cercavano i propri figli, scomparsi durante la guerra nel Caucaso, i figli rimasti senza padre e i padri che avevano perso la famiglia intera. Da quando Anna è morta, anche queste persone sono scomparse o vengono molto meno».

Il tributo della città è arrivato per decisione unanime del Consiglio comunale e per iniziativa dell’associazione Annaviva che si è mobilitata raccogliendo le adesioni di duemila cittadini. «Nessuna città del mondo ha dedicato uno spazio pubblico così importante ad Anna - ha continuato Yaroshevskiy -. Solo recentemente le autorità a Mosca hanno consentito di esporre una targa in sua memoria. Per la salute morale del Paese sarebbe sano che in Russia le venisse intitolata una via».

A sette anni dall’omicidio della giornalista ancora nessuno ha pagato per la sua morte. Il 3 giugno è iniziato a Mosca un nuovo processo a cinque imputati, tra cui il presunto esecutore materiale, due presunti organizzatori e due collaboratori. «Non sono sicuro che vedremo presto alla sbarra i mandanti dell’omicidio di mia mamma - ha detto Ilja Politkovskij -. Sicuramente non sotto questo governo, ma io spero ancora».

Duecento giornalisti sono morti in Russia negli ultimi vent’anni, perché impegnati in zone a rischio, ma in gran  parte vittime di omicidi. Altri giornalisti e collaboratori della Novaya Gazeta sono morti dopo Anna Politkovskaya. Nadhezda Prusenkova ha ricordato come le riunioni di redazione si svolgano in una sala con le fotografie dei colleghi assassinati, un luogo diventato memoriale di chi si è sacrificato per la libertà di stampa in un Paese dove lo Stato ha il pieno controllo dei principali media.

Francesco Pistocchini

© FCSF – Popoli