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Al funerale di Raimondo, il giostraio
20 marzo 2012
Sembrava la festa del paese, con la banda a suonare «Amapola» e la gente affacciata alle finestre aperte in un bel sabato pomeriggio di quasi primavera. E l’atmosfera rispecchiava forse quella dell’arrivo dei suoi seggiolini volanti, per la fiera o la sagra in tutto il lodigiano. Ma era il funerale di Taio, all’anagrafe Raimondo Gabrielli, giostraio, 82 anni, la cui bara di legno è stata accompagnata a spalla dagli uomini della famiglia dalla piazza di Cavacurta (Lo) fino al cimitero.

Davanti, un corteo di diciassette corone di fiori portate dai nipoti e una decina di cestini dalle ragazze, che sul tragitto lasciavano cadere gerbere, garofani, ginestre, margherite e orchidee che nella discesa verso il cimitero sono diventati un tappeto colorato. E se al passaggio in paese gli uomini di Cavacurta hanno salutato l’insolito corteo funebre uscendo dal bar e dall’osteria, tenerissimo l’omaggio delle due squadre dei Pulcini che si sono fermati accompagnando in silenzio il passaggio del feretro. Momento tanto più emozionante dopo la cerimonia religiosa, durante la quale il parroco don Pierluigi Rossi aveva affermato: «In una società che spesso non rispetta i bambini, che addirittura usa loro violenza, il mondo dei giostrai continua invece a farli divertire e a privilegiarli. Continuando la tradizione di famiglia, Taio ne ha fatto un motivo di vita. Anche chi non appartiene al vostro mondo gode però di quanto fate. Impariamo a privilegiare i piccoli nella loro presenza e dignità».

Ecco dunque la scelta del brano di Vangelo annunciato ai semplici, ai piccoli. La messa funebre è stata celebrata nella chiesa di Camairago, essendo quella di Cavacurta inagibile dopo l’ultimo terremoto, da don Rossi insieme a don Piero Gabella di Brescia. E da Brescia, Verona, Vicenza, Varese, Cremona, sono arrivati i giostrai imparentati con Taio, i Gabrielli e i Grisetti, famiglie con molti bambini e dalle parlate più varie. Tutti per un giorno a Cavacurta, dove Taio viveva durante i mesi invernali quando fiere e sagre erano ferme. E nella piazza I Maggio, tra le carovane a ferro di cavallo, è stata allestita la tenda bianca sotto la quale la bara aveva ricevuto l’omaggio dei familiari, prima del funerale: un tappeto rosso e due ali di corone con i nomi di figli e nipoti, e roselline gialle a comporre la scritta «Taio». Poggiato sui piedi il cappello grigio, nelle mani la foto della sua giostra con i seggiolini volanti, Gabrielli ha ricevuto l’ultimo saluto dalla banda di Noceto che tra le carovane ha suonato la sua «Voglio amarti così»: quella che fischiettava tra sé e sé, le mani dietro la schiena, nelle piazze dei nostri paesi.
Raffaela Bianchi   


© FCSF – Popoli
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