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Armi, gli affari italiani con Il Cairo
3 febbraio 2011
L’Egitto? Un buon cliente per l’industria bellica italiana. Negli ultimi anni Roma ha concluso buoni affari con Il Cairo. Secondo i dati forniti dalla Rete italiana per il disarmo, nel 2005 il nostro Parlamento ha autorizzato la vendita di venti sistemi contraerei Skyguard Aspide per un controvalore di 62,4 milioni di euro. Due anni dopo, la Oto Melara, azienda del gruppo Finmeccanica, ha venduto parti per il cannone navale 76/62Sr ricavandone 15,1 milioni di euro. Nel 2008 (ultimi dati disponibili) sono state consegnate armi per 34 milioni di euro e sono stati autorizzati altri contratti per ulteriori 44 milioni. A questi vanno aggiunti i contratti per due milioni di euro di armi leggere e relative munizioni. «Queste vendite - osservano gli analisti della Rete italiana per il disarmo - sono state autorizzate in spregio dei principi della legge n. 185/1990 che disciplina il commercio delle armi. La legge, infatti, vieta le esportazioni ai Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate da organismi internazionali o in cui le nostre forniture possano favorire situazioni di conflitto».

La Rete italiana per il disarmo punta il dito contro governo e parlamento italiani: «Il silenzio e l’inazione di governo e parlamento su questi temi sono da irresponsabili - ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della tavola della Pace -. Invece di evocare il pericolo della deriva islamista e di fare l’equilibrista sull’orlo del vulcano, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dovrebbe portare l’Italia e l’Europa ad assumere una forte iniziativa politico-diplomatica all’insegna della democrazia e dei diritti umani».

© FCSF – Popoli