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Bonanate: «Le "mie" suore, due volte donne»
17 febbraio 2011
Mariapia Bonanate torna ad aprirci le porte del mondo poco appariscente ma vero, vivo e sorprendente della vita religiosa femminile. A distanza di due decadi dalla prima edizione del libro, con il suo Suore, vent’anni dopo (Paoline 2010, pp. 399, euro 18) - presentazione a Milano giovedì 24 febbraio nella sede di Popoli (Piazza San Fedele 4, ore 18) - la giornalista torinese «entra» ancora nella loro quotidianità per raccontarci esperienze di straordinaria umanità disseminate in tutti i continenti.

Pensi alle suore e, stando alla mentalità corrente, ti vengono in mente concetti come rinuncia alla propria autonomia, negazione delle femminilità, ecc. Poi ti accorgi che le religiose ritratte nel libro ribaltano tutti questi stereotipi. Che cosa dicono le «sue» suore rispetto alla condizione e all’immagine della donna oggi?
Ho scoperto che una consacrata, quando vive con autenticità, coerenza e fedeltà la sua chiamata, diventa «due volte donna». Come se la sua femminilità ricevesse una completezza e un’«esaltazione» da quella libertà e pienezza che l’amore dato gratuitamente alimenta. È questa femminilità, ad esempio, che ha spinto una religiosa come suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e responsabile dell’ufficio anti-tratta dell’Usmi, una delle nuove protagoniste del mio libro, a prendere posizione con forza contro l’immagine della donna data dai media: «Manifestiamo dolore e profondo disagio per la figura della donna oggi offerta dalle cronache - ha detto -, che ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal considerarla per ciò che veramente è». E ha aggiunto: «Che immagine stiamo dando della donna e del suo ruolo nella società  e nella famiglia?».

Fin dagli anni ‘60, lei ha avuto a cuore molte questioni sociali che attraversavano la città di Torino. Anche le suore di cui racconta contribuiscono con il loro impegno ad alleviare le fatiche di molte persone. Ma dalle loro storie traspare una forza ulteriore, qualcosa di più di un desiderio di giustizia...
Molte suore sono diventate veri e propri «soggetti politici», cioè donne che lavorano per il bene della polis, che chiedono giustizia per i più deboli, stando là dove tutti scappano e inventando ogni giorno la speranza dove non sembrava più possibile. Sono dei 118 del soccorso umano, spirituale e sanitario. Una vita senza respiro la loro, che è umanamente sostenibile, soltanto perché ha un centro interiore, alimentato da un colloquio ininterrotto con Dio, che produce energie, invenzioni, soluzioni, condivisioni, esalta quel «genio femminile» che opera nella normalità del quotidiano, cambiando pezzi di mondo e regalando luce alle persone.

Le donne di cui ci parla sono di nazioni e culture diverse. Quali differenze e quali somiglianze ha notato nel modo in cui queste religiose vivono la loro fede e il loro servizio ai poveri?
Ciascuna delle religiose che ho incontrato è incarnata nell’ambiente culturale, umano e sociale in cui è nata e vive. Ma dentro queste realtà ha in comune con le consorelle di tutto il mondo la donazione gratuita di se stessa e la condivisione delle situazioni di povertà ed emarginazione che incontra negli ultimi.
Claudio Urbano
 
© FCSF – Popoli