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Cibo e spiritualità, se ne parla a Bologna
10/04/2014

Al Centro Poggeschi, un luogo di aggregazione e formazione giovanile di Bologna legato ai padri gesuiti, si tengono incontri sul rapporto tra cibo e spiritualità (il prossimo appuntamento il 12 aprile). Pubblichiamo un articolo che descrive il senso di questa iniziativa.

Vegetarianesimo, veganesimo e fan della Dukan: molte sono le mode diffuse oggi sulle nostre tavole, a volte delle vere e proprie religioni e mantra da seguire eppure, nella quotidianità, il più semplice pezzo di pane condito con olio d’oliva, può dare un valore aggiunto a una sana alimentazione e al semplice gesto del mangiare. Si tratta di pregare a tavola, con la consapevolezza che anche il miele a colazione ha una storia scritta nel più antico dei libri.

Dall’osservazione di quanto sia frequente la presenza del cibo nella Bibbia, dal pane spezzato al vino versato e condiviso, insieme alla passione per la buona e bella cucina, si è costituito nella Rete Loyola il gruppo Cibo e spiritualità. «Siamo un gruppo variegato di appassionati della buona cucina, esperti e non del settore - racconta Elena -, che desiderano approfondire i vari aspetti del cibo. Perché anche la cucina può essere un luogo sacro. Perché siamo quello che mangiamo».

Partendo da un’autoformazione di carattere storico, scientifico, antropologico, sensoriale e biblico sulle pietanze prese in considerazione, ricercando autonomamente fonti a cui attingere sul web e sui libri, il gruppo mette poi in condivisione il frutto di questi studi con il pubblico, un sabato ogni due mesi circa. Gli incontri sono strutturati in tre momenti: nella prima parte di taglio scientifico un ospite racconta la sua esperienza e condivide le sue conoscenze sulla materia; nella seconda parte, di taglio religioso, il gesuita Jean Paul Hernandez tiene una lectio propedeutica alla prima. Dulcis in fundo, il terzo momento prevede la condivisione dell’alimento discusso, offerto al pubblico.

«Durante la prima fase dell'incontro - prosegue Elena - è sempre affascinante scoprire, insieme a chi ”coltiva” o “produce” quel particolare alimento, quanto quella tra uomo e natura sia una vera e propria relazione:  c'è uno scambio, l'uno necessita dell'altro, amore e rispetto sono fondamentali, passione e motivazione sostengono fatiche e difficoltà».

Sono quattro gli incontri programmati, con focus su alcuni degli alimenti più antichi e maggiormente consumati nella nostra cultura,: il vino e l’olio (incontri tenutisi a gennaio e febbraio), il pane (12 aprile) e il miele (7 giugno).

Cucinare, trasformare il cibo, le risorse della natura è anche ciò che distingue l’uomo dall’animale. Mangiare non è semplicemente una questione di sopravvivenza, dal momento che l’alimento offerto dalla natura viene poi trattato dagli uomini all’interno di una catena di montaggio e la cucina riunisce alchemicamente ciò che la natura aveva separato. «Anche il mangiare - sottolinea Elena - è una vera e propria relazione: quel cibo che mangerò diventerà parte di me. Mangiare ci ricorda quotidianamente che abbiamo dei limiti: la necessità di nutrimento è qualcosa che ci accomuna, ci mette di fronte alla superiorità della natura. Ammiro la sapienza del contadino, cresciuta e fortificata da una vita capace di percepire i cambiamenti climatici, fronteggiare un’annata cattiva a causa del mal tempo; sopportare l'attesa, rimettere le mani sulla terra e ricominciare da capo. Così come durante la potatura dovrà riconoscere quali rami tagliare e quali no; tutto questo è sinonimo di grande saggezza». La fedeltà del contadino verso la terra è una sorta di amore incondizionato, il suo sapere è anche capacità di discernimento.

Il legame sacrale tra uomo e natura si ripresenta a tavola tra cibo e consumatore: un piatto già pronto, infatti, non avrà mai lo stesso sapore di un piatto fatto in casa, preparato da qualcuno o per qualcuno, perché in quel momento viene meno la relazione, quel dare e ricevere, in cui si può assaporare il gusto e la bellezza della pietanza. Quando si porta in tavola cibo di qualità ma semplice, prodotti legati alla terra, alle proprie origini e alla propria cultura, si darà più valore al momento del banchetto, a cui oggi, invece, si tende a concedere sempre meno importanza a causa del cambiamento dello stile di vita.

Take away, fast food e pizza taxi consumati al volo rimpiazzano il classico momento di condivisione e di scambio a tavola. «Quando cucino mi piace pensare alla storia di quel cibo che preparo - racconta Elena -, ma soprattutto a chi lo mangerà; in quel momento sto dando qualcosa di me, sto volendo bene, e; per questo è importante che il piatto finale sia anche bello da vedere, perché nella sua bellezza ha un valore spirituale, coinvolge i sensi. Cucinare è un’arte e la bellezza di una pietanza coinvolge i sensi, assumendo un valore spirituale». Anche in un gesto semplice come il mangiare può nascondersi  l'incontro con Dio.

Il prossimo appuntamento sarà sabato 12 aprile alle 16.30 nel salone del Poggeschi in via Guerrazzi, 14 a Bologna, e si parlerà del pane. Per ulteriori informazioni: ciboespiritualita@gmail.com

Ilaria de Lillo

© FCSF – Popoli