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Colpo di stato fantasma in Kirghizistan. Dietro c’è tutto l’oro del Paese
17 ottobre 2012
Tre membri del parlamento arrestati con l’accusa di tentato colpo di Stato e manifestazioni di piazza che si estendono dalla capitale Bishkek al resto del Paese. L’ultima protesta risale alla scorsa settimana nella recalcitrante provincia di Osh, i manifestanti dispersi dalla polizia. Tutto è iniziato lo scorso 3 ottobre, quando migliaia di persone si sono radunate davanti alla sede del governo a Bishkek. La polizia ha disperso la manifestazione e Kamchybek Tashiev, Sadyr Japarov e Talant Mamytov, tre parlamentari dell’opposizione, sono stati arrestati.  «Non si è trattato di un vero colpo di Stato», dice a Popoli.info Venera Djumataeva, direttrice di Radio Azattyk ed esperta di questioni dell’Asia centrale. «I tre membri del parlamento hanno cercato di entrare nel palazzo del governo alla testa dei manifestanti. È chiaro che si trattava di un atto dimostrativo, non era certo una presa del potere».

Dietro le proteste c’è l’oro del Kirghizistan. I manifestanti chiedevano infatti la nazionalizzazione della miniera di Kumtor, di proprietà al 66,6% della multinazionale Centerra Gold con sede in Canada.  Il nome di Kumtor non dirà molto alla gran parte degli europei e americani, ma questa immensa voragine nelle montagne del Kirghizistan, circa 350 chilometri a sudest della capitale, ha sfornato dal 1997 più di 240 tonnellate di oro. Ma Djumataeva crede che la verità sia un’altra: «La miniera è una scusa. I politici dell’opposizione la usano per agitare le masse e alimentare un’escalation della tensione politica. La pretesa di nazionalizzarla e cacciare i canadesi è solo una mossa populistica che piace alla piazza e che le opposizioni sfruttano. Una nazionalizzazione non sarebbe possibile per le norme del mercato ed è stupido parlarne. Ma i partiti di opposizione sfruttano il no del presidente Almazbek Atambayev per dimostrare alla popolazione che lui non ha a cuore gli interessi del popolo kirghiso». L’argomento sembra comunque fare presa, se lo scorso giugno lo stesso presidente ha dovuto imporre alla Centerra, fino ad allora unica proprietaria, la cessione allo Stato del 33,3% della miniera.

Rimane il fatto che Kumtor incarna due decenni di governo corrotto che ha saccheggiato il Kirghizistan. «Gli anni '90 sono stati anni bui per il Paese - dice Djumataeva -. Ci sono molte ombre su come la Centerra abbia ottenuto la concessione. Circa 1.500 tonnellate d’oro non tornano all’appello nei dati dell’estrazione. C’è pochissima trasparenza sull’attività della miniera e sui guadagni della compagnia; in fondo non è giusto che i due terzi dell’oro di Kumtor vadano fuori dal Paese». E poi c’è la questione ambientale. La miniera si trova all’interno di un’area protetta, tra le cime oltre i 4mila metri dei Monti celesti, i Tian Shan, che ne fanno la seconda più alta al mondo. «Le esplosioni - continua Djumataeva - stanno danneggiando gli antichissimi ghiacciai e i torrenti glaciali sono inquinati dal cianuro di sodio usato per estrarre l’oro. È acqua usata nei villaggi a valle, anche per bere. La gente si sta ammalando». Nel 1998 un camion con quasi 2 tonnellate di acido si è rovesciato nel fiume Barskon, lungo la strada per la miniera, inquinandone le acque fino al lago Issyk-Kul.

Il controverso caso di Kumtor è lo specchio di un Paese che sta vivendo una fase politica incerta se paragonata ai monolitici regimi centrasiatici. «Non si può mai dire come andrà a finire - continua Djumataeva -. La situazione politica non è mai stabile, ci sono molte forze dentro e fuori il Kirghizistan che agitano gli eventi, abbiamo avuto due rivoluzioni negli ultimi sette anni». Dopo la «rivoluzione dei tulipani» che nel 2005 aveva deposto Askar Akayev, al potere ininterrottamente dal 1990, anche il suo successore Kurmanbek Bakiyev - colpevole di una rapida deriva autoritaria - ha dovuto lasciare il governo nel 2010 a causa di violente manifestazioni di massa e chiedere asilo politico in Bielorussia, un Paese che non si può certamente definire democratico. «Bakiv ha ancora molti sostenitori in Kirghizistan - conclude Djumataeva - e ci sono anche forze straniere interessate a un suo ritorno. La nostra è una democrazia molto fragile, e le autorità stanno utilizzando metodi sempre più severi contro gli oppositori. Adesso aspettiamo che i parlamentari siano liberati. La gran parte della popolazione non desidera un’esasperazione della situazione politica».
Danilo Elia

Gold Mining in Kyrgyzstan - The Case of Kumtor from Mirjam Leuze on Vimeo.

© FCSF – Popoli
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