Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
Costa d’Avorio, ultimo atto?
8 marzo 2011
I combattimenti tra la Guardia repubblicana, fedele all’ex presidente Laurent Gbagbo, e le Forze repubblicane che obbediscono agli ordini di Alassane Ouattara, il presidente eletto a novembre riconosciuto dalla comunità internazionale, proseguono ad Abidjan, la capitale economica della Costa d’Avorio. Anche se pare che sul campo si sia arrivati a una situazione di stallo.
«Gbagbo - spiega un gesuita che da anni segue la situazione politica ivoriana e che chiede di mantenere l’anonimato - non ha più alcun diritto a rimanere in carica. Dovrebbe riconoscere la vittoria del suo avversario (come hanno già fatto da tempo l’Unione africana, gli Stati Uniti e la Francia) e dovrebbe dimettersi. L’ex presidente ormai è un “fuorilegge” al comando di una banda di ribelli che andrebbero isolati e neutralizzati».
Nonostante gli Stati Uniti e la Francia continuino a chiedere le dimissioni di Gbagbo, lui però non ha intenzione di lasciare l’incarico. E anche l’offensiva delle Forze repubblicane, fedeli a Ouattara, non sembra riuscire ad aver ragione degli avversari. «Non sarà facile espugnare il quartier generale di Gbagbo - continua il gesuita -, i suoi miliziani sono ben armati. Talmente ben armati che si permettono di occupare con la violenza le ambasciate vicine e di cacciare i diplomatici. Violando così tutte le leggi internazionali». Proprio per difendere i diplomatici (soprattutto quelli dell’ambasciata del Giappone), giovedì sono intervenuti i militari francesi della missione Licorne, supportati dai caschi blu della missione Onuci, che hanno bombardato le postazioni dei miliziani di Gbagbo.
I combattimenti sono ormai concentrati nella zona del palazzo presidenziale nel quartiere di Plateau e intorno alla residenza del presidente Gbagbo in quello di Cocody. «Dopo i violenti scontri dei giorni scorsi - osserva il religioso - nel quartiere di Abobo è tornata la calma e le strade sono pattugliate dai fedelissimi di Ouattara. Adesso si spera che riprendano i rifornimenti di cibo e acqua perché la popolazione è allo stremo».
Ciò che preoccupa maggiormente è l’«eredità» che lascerà questa guerra civile. «Quando i combattimenti termineranno - conclude il gesuita - ci sarà molto da lavorare non solo sul piano materiale, per ricostruire un Paese in macerie, ma anche sul piano psicologico, sociale, politico, culturale e spirituale per restituire alla nazione un senso di unità».
Enrico Casale
© FCSF – Popoli