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Crowdfunding: finanziare per (il) bene
5 aprile 2012
C’è in internet una nuova forma per trovare risorse, utile per iniziative con finalità sociali e di sviluppo: si chiama crowdfunding. Come dice la parola, si tratta di aggregare dal basso contributi. È come raccogliere fondi per la propria causa facendo il porta a porta, ma «bussando» a cittadini connessi in rete.

Il meccanismo è piuttosto semplice: una persona o un gruppo si attiva per realizzare un’iniziativa avvalendosi (anche) del crowdfunding per raccogliere i soldi necessari. Il concetto è simile al crowdsourcing; la differenza è che in questo secondo caso vi è aggregazione di competenze, ovvero di saper fare.

Il fenomeno sta crescendo a livello mondiale grazie a tre elementi: le piattaforme di crowdfunding attive; l’adozione di questo strumento non solo da parte di operatori non profit, ma anche di musicisti, autori e persino start up alla ricerca di fondi; le tecnologie abilitanti oggi alla portata di tutti, ovvero internet e dispositivi cellulari, pc e tablet a basso costo.
Le piattaforme di crowdfunding sono molteplici. Tra le più note c’è Kickstarter che opera con un modello «tutto o niente»: se chi richiede fondi non ne ottiene il 100% entro una data stabilita, non ottiene nulla.

Altro esempio è Indiegogo, dove prevale l’arte, ma trovano spazio cause e iniziative d’impresa. Chi chiede fondi li ottiene anche se il sostegno non raggiunge il 100% richiesto.

Un caso specifico è FirstGiving, dedicato al non profit. Offre l’opportunità di raccogliere fondi per una causa, anche da parte di singoli individui. I numeri di FirstGiving sono interessanti: ha oltre 8mila enti non profit che hanno raccolto fondi con questa piattaforma, oltre 13 milioni di donatori e più di un miliardo di dollari raccolti online.
Il modello di business dei titolari delle piattaforme si basa sui ricavi da margini di intermediazione sul devoluto, con percentuali massime del 7,5%.

Un caso particolarmente interessante è Unreasonable Institute, il cui fine è sostenere con mentori, capitali e risorse imprenditori che puntano sull’innovazione per generare benessere e sviluppo. Il modello è di selezione e competizione, e sono gli utenti in rete a decidere quali tra i progetti selezionati raggiungono l’obiettivo.
Per chi ha bisogno di raccogliere fondi si tratta di un’opportunità in più. Per i «cittadini» della rete è un modo nuovo di sentirsi coinvolti in attività sociali, culturali, artistiche, imprenditoriali, soprattutto con finalità benefiche. Ogni persona connessa ha la possibilità oggi di selezionare direttamente il destinatario di un contributo, orientando il proprio supporto verso i settori, le attività, i Paesi, il tipo di persone per cui è più sensibile.

In genere, non è facile attrarre l’attenzione e superare la soglia di visibilità, ma lo strumento è utile per raccogliere fondi nell’ambito di una sinergia di azioni di fundraising. Tenuto d’occhio dal sistema bancario e finanziario tradizionale e dagli organismi regolatori e di controllo, il crowdfunding ha grandi potenzialità, ma anche rischi forse sinora trascurati per via dell’adesione entusiastica della prima ora.

Per consolidare il modello - e favorire un’adesione ragionata e consapevole - i limiti non sono di conoscenza né tecnologici: l’idea ultima che chiunque possa non solo donare o prestare, ma in ultimo finanziare l’impresa di chiunque altro nel mondo, partecipando al capitale di rischio, in piena sicurezza e trasparenza, deve ancora trovare il giusto assetto, anche normativo.     
Giovanni Vannini
giovanni@oogo.com
© FCSF – Popoli
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