Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
Diana e Tommaso: luna di miele e missione
15 ottobre 2013

Al momento di questa intervista Diana e Tommaso Baldi erano alle prese con i preparativi del matrimonio. Si sono poi sposati il 13 settembre. Dopo la luna di miele e un breve periodo in Italia, partiranno come fidei donum per la Papua Nuova Guinea.

Dove andrete esattamente e con quale compito specifico?
Andremo sull'isola di Goodenough, nella missione di Watuluma. Là esistono già una scuola che accoglie e ospita ragazzi dalle elementari alle superiori, un ospedale (senza medici) e una chiesa. Ci occuperemo della manutenzione e dell'amministrazione della scuola: Diana dal punto di vista educativo psicologico, mentre io da quello tecnico strutturale.

Quale lavoro fate in Italia? L'attività che svolgerete in missione è in qualche modo connessa a questo lavoro o ci sarà un cambiamento netto?
Io sto terminando gli studi di ingegneria edile e lavoro come istruttore-soccorritore in un parco in quota aperto al pubblico mentre Diana è educatrice presso una cooperativa sociale (La Strada) che si occupa di minori. La formazione che abbiamo seguito intende sfruttare la nostra professionalità anche se è richiesta una certa disponibilità a qualsiasi cosa si renda necessaria in missione.

Quando e come è maturata la scelta di partire?
Prima individualmente e poi come coppia siamo sempre stati attratti dalla missione. Diana è stata un mese in Brasile con la sua parrocchia mentre io in Bangladesh con il Pime. Quando abbiamo deciso di sposarci volevamo che la nostra famiglia si fondasse su un esperienza che ci avrebbe poi guidati tutta la vita. Una vita di sobrietà e di condivisione.

A quale realtà ecclesiale, associazione, movimento vi siete appoggiati per prepararvi a questa scelta? Attraverso quali esperienze?
Presso il Pime (Pontificio istituto missioni estere), Ancelle di Gesù bambino, padri Giuseppini del Murialdo e realtà parrocchiali attraverso catechismo, pellegrinaggi, GMG, testimonianze di vita di persone di fede.

Come descrivereste lo specifico dell'essere "famiglia in missione"? In altre parole, in che cosa vi sentite diversi dai cooperanti che - magari anche con le proprie famiglie - lavorano con le ONG?
Non conoscendo approfonditamente le realtà ONG non ci sentiamo di fare confronti. Vogliamo fondare la nostra famiglia su un'esperienza di fede viva che possa guidarci in una vita spesa per e con gli altri.

Qual è il desiderio più grande che vi spinge a partire? Quale invece - se c'è - la paura più grande?
Conoscere Dio sempre più a fondo...temiamo che le nostre reazioni emotive difronte alle situazioni che incontreremo ci impediscano di vivere a pieno e serenamente questa occasione.

© FCSF – Popoli