Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
Diaspora tax, i giovani eritrei scrivono a Napolitano
5 giugno 2013
Diaspora tax, qualcosa si muove. Anche in Italia. A una settimana dall’espulsione dal Canada del console eritreo a Toronto, la sezione italiana dell’Eritrean Youth Solidarity for National Salvation (Eysns), un’organizzazione che si batte per la democratizzazione dell’Eritrea, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo che l’Italia avvii «un’indagine accurata sul sistema di tassazione [eritreo], sul sistema di rilascio dei documenti e sulle garanzie di tutela ai cittadini». Non solo ma auspicano che, «qualora gli elementi indicati risultassero provati anche da un’indagine italiana», come avvenuto in altri Paesi si proceda «alla chiusura dei consolati e l’espulsione dei responsabili».

Dopo la denuncia fatta da Popoli nell’inchiesta pubblicata sul numero di maggio, anche in Italia sale così la soglia dell’attenzione sulla controversa imposta sui redditi prodotti all’estero richiesta dal governo di Asmara a tutti i cittadini eritrei espatriati. Una imposta di per sé legittima (anche gli Stati Uniti prevedono un’imposizione fiscale sui propri cittadini all’estero) se non fosse che a chi non paga viene negata la possibilità di rientrare in patria, di inviare soldi e merci ai propri famigliari, di compiere un qualsivoglia atto giuridico in Eritrea e di rinnovare i documenti (in particolare il passaporto). Il governo eritreo, è scritto nella lettera inviata al Quirinale, esercita un «controllo asfissiante» sui propri cittadini all’estero. «Negli archivi dell’ambasciata e dei consolati - continua la missiva – non è solo registrato se il singolo eritreo ha pagato il 2%, ma anche se quello stesso eritreo ha o meno partecipato alle iniziative della comunità». C’è quindi una pressione costante della rete diplomatica di Asmara sui propri cittadini: «Troppi cittadini eritrei in Italia sono privati dei loro diritti in maniera arrogante da funzionari che non hanno minimo riguardo verso la dignità umana».

La polemica si allarga anche sul fronte dell’utilizzo dei fondi raccolti dagli addetti dell’ambasciata. Asmara infatti non ha mai redatto un rendiconto delle entrate della diaspora tax. Si teme che questi fondi vadano a finanziare le forze armate o movimenti ribelli come i fondamentalisti islamici al Shabaab. L’Onu, nella risoluzione che impone l’embargo sull’esportazione di armi verso l’Eritrea, ha posto l’attenzione proprio sulla possibilità di finanziamento attraverso questo tributo.
«Il regime attuale - conclude la lettera - ci ha tolto la libertà dataci dai nostri veri patrioti e la nostra presenza in Italia è la testimonianza del nostro esilio involontario».
e.c.

© FCSF – Popoli
Tags
Aree tematiche
Aree geografiche