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Editoriale/ Le due Afriche
1 agosto 2012


Il 15 giugno Fatou Bensouda è entrata ufficialmente in carica come Procuratrice capo della Corte penale internazionale. Nata in Gambia 51 anni fa, è la seconda persona ad assumere questo incarico e la prima africana. Meno di un mese dopo, il 10 luglio, la stessa Corte ha emesso la sua prima sentenza definitiva: Thomas Lubanga, ex capo di un gruppo di ribelli attivi nella Repubblica Democratica del Congo, è stato condannato a 14 anni di carcere per crimini di guerra (in particolare per avere reclutato bambini soldato).

Un intreccio di notizie carico di significati. Due africani a sfidarsi in un tribunale internazionale. L’apparente onnipotenza e impunità del male contro la lenta ma inesorabile forza del diritto e della giustizia. Due Afriche che non da oggi si confrontano, ma che oggi scoprono di combattere una lotta forse meno impari.
Se il ruolo di un’informazione al servizio dell’uomo è soprattutto quello di denunciare l’ingiustizia, accendere i riflettori su drammi dimenticati e, in un’ottica cristiana, smascherare le cosiddette «strutture di peccato», questa missione non deve però diventare sordità rispetto alla «foresta che cresce» del noto adagio. E così non si possono non notare, e apprezzare, le grandi trasformazioni in atto in Africa da alcuni anni a questa parte.

È vero, povertà e malattie continuano a opprimere la maggioranza; le tensioni etno-religiose sono tutt’altro che sopite (pensiamo alla Nigeria o al Sudan) e preoccupa la diffusione dell’islamismo radicale nella fascia saheliana; il cammino verso democrazie solide, dove il rispetto dei diritti umani non sia un optional, è ancora pieno di intoppi e retromarce (un solo esempio: il Mali nel caos), mentre lo sfruttamento delle immense risorse naturali è perlopiù in mani straniere.
Poi però si scopre che le economie africane sono tra le più in salute del pianeta, almeno stando alla crescita del Pil nel 2011, con il Ghana che sfiora il primato mondiale (il suo +13,5% è superato solo dal Qatar), diversi altri Paesi - dall’Etiopia al Mozambico, dall’Angola alla Liberia - con trend da far schiattare d’invidia noi europei, e il Sudafrica membro stabile della nuova élite mondiale dei Brics. Un Pil non fa primavera, naturalmente. Ma, a proposito di primavera (araba), quale altro continente è stato capace di sbarazzarsi in pochi mesi di dittatori che sembravano immortali? Non mancano le incognite sul nuovo corso, ma alzi la mano chi si sente di rimpiangere Gheddafi, Ben Ali e Mubarak. Ancora, diverse recenti elezioni (Liberia, Senegal, Egitto, Libia...) si sono svolte secondo standard democratici certo perfezionabili, ma sconosciuti fino a pochi anni fa. E quanto al protagonismo femminile nella costruzione di una società più giusta, non è forse casuale che nel 2011 il Nobel per la Pace sia andato per la prima volta nella storia a due donne africane (oltre che a un’attivista yemenita).
Insomma, quello che a lungo è stato un panorama inesorabilmente cupo - almeno sotto il profilo sociale, politico ed economico - oggi si illumina qua e là di qualche luce, nemmeno troppo flebile. La speranza è che sia davvero l’alba di una nuova Africa.
Stefano Femminis
© FCSF – Popoli
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