Home page
Webmagazine internazionale dei gesuiti
Cerca negli archivi
La rivista
 
 
 
Pubblicità
Iniziative
Siti amici
Primo piano
Cerca in Primo Piano
 
Egitto, 300 profughi prigionieri dei trafficanti
26 novembre 2010
Sarebbero 300 i profughi eritrei, etiopi, somali e sudanesi prigionieri dei trafficanti di esseri umani egiziani nella penisola del Sinai. Tra essi un’ottantina di eritrei che erano detenuti nel campo di detenzione di Braq nel deserto libico e che sono riusciti a fuggire dalla Libia (chi non è fuggito vive in condizione di semiclandestinità a Tripoli e Bengasi). A denunciarlo l’Agenzia Habeshia, un organizzazione che difende i diritti dei profughi in Italia. «Le condizioni di vita dei profughi detenuti nel Sinai - spiega Mussie Zerai, il portavoce dell’associazione - sono terribili. La maggior parte di essi sono arrivati in Egitto dalla Libia. In Egitto si sono accordati con alcuni trafficanti per essere portati al confine con Israele. La cifra pattuita per il “servizio” era 2.000 dollari Usa. Ma, una volta raggiunto il Sinai, i trafficanti li hanno imprigionati in alcune aree inaccessibili della penisola e, sotto minaccia di morte, hanno chiesto il pagamento di ulteriori 8mila dollari per il rilascio».

Secondo il racconto di Mussie Zerai, che è stato contattato dai profughi via cellulare (i trafficanti lasciano sempre alle loro vittime i cellulari in modo che possano chiedere alle famiglie i soldi del riscatto), sono detenuti già da una ventina di giorni, legati con catene ai piedi, con pochissimo cibo e senza la possibilità di lavarsi. «Questa situazione - continua - è il frutto della chiusura delle frontiere con l’Europa in base ad accordi bilaterali che non hanno offerto alternative ai richiedenti asilo politico provenienti dal Corno d’Africa. Così i rifugiati sono costretti a dirigersi verso Israele affidandosi a trafficanti di esseri umani senza scrupoli. Noi chiediamo all’Unione europea di fare pressioni sul Cairo affinché la polizia o l’esercito egiziani intervengano per liberarli».

Ormai nei Paesi del Corno d’Africa si conoscono le durissime condizioni di vita in Libia ed Egitto. Per questo motivo molti giovani non intraprendono più il viaggio. Molti di essi, però, non rinunciano a un progetto di vita migliore e si recano in Etiopia. Qui gli Stati Uniti hanno varato un programma di resettlement: a chi viene riconosciuto rifugiato dalle autorità di Washington, vengono garantiti il diritto d’asilo e la possibilità di trasferirsi negli Stati Uniti. «Ormai – spiega un rifugiato eritreo in Italia –, l’Etiopia è diventata l’ultima carta in mano ai ragazzi e alle ragazze eritree, somale, sudanesi, ma anche di altri Paesi dell’Africa sub sahariana per fuggire dalla miseria dei loro Stati. Attualmente in Etiopia ci sono decine di migliaia di profughi, tra i quali 40mila eritrei».
Enrico Casale
© FCSF – Popoli