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Fao: "Nord Africa, è allarme locuste"
26 ottobre 2012
Algeria, Libia, Mauritania e Marocco stanno per essere invasi da sciami di locuste. La Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha lanciato l’allarme, chiedendo che i team di specialisti sul posto si attivino per neutralizzare una minaccia che potrebbe essere devastante per i Paesi nordafricani.

L’emergenza è scattata in queste settimane, ma i tecnici erano a conoscenza del problema già da tempo. «A gennaio - spiega a Popoli.info Keith Cressman, entomologo della Fao esperto di locuste - c’erano migliaia di locuste in Algeria e in Libia. Questo non è un fatto eccezionale, anche in passato si erano registrate concentrazioni di questa specie di insetti in quei Paesi. A differenza degli anni scorsi, però, quest’anno non è stato possibile controllarle. Per due motivi: in primo luogo, perché si trovavano in zone desertiche remote; in secondo luogo, perché il Sud dell’Algeria e la Libia sono diventate aree politicamente e militarmente instabili. Per gli specialisti era quindi impossibile operare in sicurezza». Le locuste hanno quindi potuto riprodursi. In maggio e giugno dall’Algeria e dalla Libia si sono poi spostate verso Sud. Quest’estate il Sahel è stato interessato da buone precipitazioni piovose, in particolare in Mali, Niger, Ciad. Le locuste hanno quindi trovato cibo abbondante e condizioni ottimali per riprodursi. «Le locuste - continua Cressman - si sono riprodotte in due riprese, così la popolazione degli insetti è aumentata di 250 volte. Oggi la stagione delle piogge è terminata e nel Sahel la vegetazione sta rinsecchendo. Le locuste stanno formando grandi sciami che presto si muoveranno, tornando in Libia, Algeria, Marocco e Mauritania».

L’arrivo degli sciami rappresenta un serio pericolo per l’agricoltura e la pastorizia perché le locuste mangiano qualsiasi cosa trovino sul loro percorso. Negli spostamenti distruggono i pascoli dei dromedari e degli ovini e devastano i campi coltivati.
Ma cosa è possibile fare per contrastarne l’avanzata? «Ogni nazione della fascia saheliana - osserva Cressman - all’interno del ministero dell’Agricoltura ha un dipartimento che si occupa delle locuste. Gli specialisti individuano gli insetti nel deserto per poi inondarli con i pesticidi. Sono tecnici preparati, con grande esperienza in materia. Tutte le nazioni della fascia saheliana hanno scorte di pesticidi, anche se alcune nazioni non ne hanno a sufficienza. Come Fao cerchiamo di far sì che i Paesi che hanno eccedenze le donino a quelli che hanno scorte insufficienti e ne hanno bisogno».

Purtroppo i pesticidi chimici sono l’unica soluzione per far fronte a una minaccia di queste proporzioni. I rimedi non chimici non sono infatti in grado di debellare sciami così grandi e che si muovono in modo così veloce. «Gli uccelli mangiano le locuste - spiega Cressman -, ma sfortunatamente sono poco numerosi nell’area saheliana e non si muovono così velocemente come le locuste. Esiste poi un pesticida naturale prodotto con particolari muffe. È molto efficace perché uccide solo le locuste. Purtroppo non ce ne sono quantità sufficienti per far fronte a questa invasione».

Anche l’instabilità politica ha giocato un ruolo importante nella diffusione delle locuste nel Sahel. Come abbiamo visto, la guerra in Libia e lo scarso controllo militare nel Sud dell’Algeria hanno favorito il formarsi degli sciami. Ma anche il Mali ha rappresentato un problema. In gennaio è scoppiata una guerra civile che ha portato alla secessione delle regioni settentrionali del Paese. Proprio il Nord del Mali è un’ottima area per la riproduzione di questi insetti. «Un gruppo di entomologi maliani si è sempre occupato di questo problema - conclude l’esperto della Fao -, ma questo team purtroppo dipende dal ministero dell’Agricoltura di Bamako e quindi non è potuto intervenire nel Nord controllato dalle milizie tuareg e islamiste. Così non è stato fatto nulla per controllare la formazione degli sciami. Saranno i contadini e i pastori a pagarne il prezzo più alto».
Enrico Casale
© FCSF – Popoli