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Frère Alois: "A Taizé impariamo a guarire le ferite delle divisioni"
28 dicembre 2012

E' da pochi giorni in libreria, per i tipi della EMI, un nuovo libro di frère Alois, successore di Roger Schutz alla guida della Comunità di Taizé. Mentre a Roma si svolge il tradizionale "Pellegrinaggio di fiducia" di fine anno organizzato dalla Comunità con i giovani di tutta Europa, pubblichiamo un brano dedicato all’ecumenismo. Un modo per prepararsi alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si svolgerà dal 18 al 25 gennaio.

Nel suo ultimo libro, apparso alcune settimane prima della morte, frère Roger scriveva: «Il Cristo è comunione... Egli non è venuto sulla terra per creare una religione in più ma per offrire a tutti una comunione in Dio... “Comunione” è uno dei nomi più belli della Chiesa» (Avverti una felicità?, Elledici 2005).
Al centro della vita di frère Roger e della nostra comunità si trovano queste parole di Cristo: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Giovanni 17,21).
Spesso queste parole vengono interpretate come un’esigenza da mettere in pratica, mentre esprimono innanzitutto il dono che il Cristo fa all’umanità: egli ci porta in sé, ci fa entrare con lui nella comunione della Santa Trinità, ci rende «partecipi della natura divina» (2 Pietro 1,4). Non prega soltanto perché tutti siano una sola cosa, ma perché siano una sola cosa «in noi».
Questa comunione in Dio è uno scambio. Incarnandosi, Dio sceglie di rivestire la fragilità umana. Egli viene ad abitare le nostre lacerazioni e le nostre sofferenze. Cristo ci raggiunge là dove noi siamo più in basso, si fa uno di noi per meglio tenderci la mano. In lui Dio accoglie la nostra umanità e, in cambio, ci comunica lo Spirito Santo, la sua stessa vita. La Vergine Maria è per sempre la garante che questo scambio è reale: ella sostiene la nostra speranza che esso terminerà con la vita dell’umanità in Dio.
Possiamo essere infinitamente riconoscenti alla teologia ortodossa per aver evidenziato tutto questo in modo così profondo.
Quando scopriamo che la comunione con Dio è uno scambio, allora comprendiamo meglio che la riconciliazione non è una dimensione del Vangelo tra le altre, ma ne è il cuore stesso. Essa coincide con ciò che sta al centro della nostra vita di battezzati: è il ristabilimento per opera del Cristo della fiducia reciproca tra Dio e l’uomo, inizio di una nuova creazione. E ciò trasforma le relazioni tra gli uomini.
Gesù chiede che «tutti» siano una sola cosa: questo dono non è riservato ad alcuni, ma è offerto a tutti coloro che portano il nome del Cristo ed è destinato a tutti gli esseri umani.
Cristo fa di tutti i battezzati degli ambasciatori di riconciliazione nel mondo. Noi siamo il Corpo di Cristo, non per stare bene tra noi e ripiegarci su noi stessi, ma per andare verso gli altri. Il corpo umano ha per vocazione lo scopo di esprimere la persona verso l’esterno. Allo stesso modo, il Corpo di Cristo ha la vocazione di esprimere che Cristo vuole riconciliare tutta l’umanità.
La redenzione contiene il dono dell’unità: unità dell’uomo con Dio, unità interiore come guarigione di ciascuna persona, unità di tutta la famiglia umana e di tutta la creazione. Non possiamo ricevere l’unità con Dio senza ricevere l’unità tra tutti gli uomini. La ragion d’essere della Chiesa è di esserne il segno visibile, il sacramento. Il Concilio Vaticano II lo ha espresso con grande chiarezza, dicendo: «La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano».

LA RICONCILIAZIONE TRA CRISTIANI, UN SEGNO CREDIBILE
I giovani del mondo presente, con la loro grande sete di autenticità, ci portano a questa constatazione: perché l’impegno dei cristiani a sostenere la riconciliazione nel mondo sia credibile è essenziale la ricerca interna di un’unità visibile.
Siamo coscienti che, come cristiani, abbiamo il dono specifico di preparare cammini di pace e di fiducia sulla terra? Siamo il Corpo di Cristo; una profonda comunione fra chi segue il Cristo può diventare un fermento unico di pace nella famiglia umana. Tutti insieme, con la nostra unità, possiamo essere un segno di riconciliazione credibile tra gli uomini.
Anche con i nostri limiti, anche in circostanze avverse, Dio ci rende creatori di riconciliazione insieme a lui. Cristo ci manda a guarire le ferite di divisioni e violenza intorno a noi.
I nostri tempi hanno bisogno di donne e uomini coraggiosi che esprimano con la vita la chiamata del Vangelo alla riconciliazione. Tali donne e uomini non devono essere necessariamente moltitudini. Il Vangelo non paragona forse il Regno di Dio a un pizzico di lievito che fa lievitare tutta la pasta?
Si sono verificati dei periodi nella storia in cui, in nome della verità del Vangelo, i cristiani si sono separati. Oggi, in nome della verità del Vangelo, vorremmo cercare di fare tutto per riconciliarci. Non possiamo diffondere attorno a noi il messaggio di Cristo se non insieme.
Osiamo allora andare verso l’unità visibile! Avrà ogni Chiesa il coraggio di non agire più senza tener conto delle altre?
Se la comunione è un dono di Dio, allora l’ecumenismo non può essere solo uno sforzo umano per armonizzare tradizioni diverse. Esso ci deve porre nella verità della redenzione del Cristo che ha pregato: «Voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io» (Giovanni 17,24).
Il primo sforzo ecumenico è quello di cercare di vivere la comunione con Dio, nel Cristo, per mezzo dello Spirito Santo. È vero che le Chiese e le comunità ecclesiali a volte mostrano cammini diversi per realizzare questa comunione. E tuttavia, più è profonda l’appartenenza di ciascuno a Cristo, più è corretto lo sguardo rivolto agli altri, visti come sorelle e fratelli. Bisogna andare ancora più avanti: riconoscere negli altri delle sorelle e dei fratelli è il segno di un’autentica appartenenza a Cristo.
Ciò suppone una purificazione del nostro modo di credere, una «conversione» sempre ripresa in una Ecclesia semper reformanda, una Chiesa sempre bisognosa di riforma.

Frère Alois


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