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Gherardo Colombo: "Lo studente non è un imbuto"
7 dicembre 2012
Gherardo Colombo, ex magistrato, è divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri (Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite) e attualmente è membro del Consiglio di amministrazione della Rai. Ha recensito per Popoli il libro di Carla Melazzini, Insegnare al Principe di Danimarca, la straordinaria esperienza di una professoressa nei quartieri napoletani ad alto tasso di camorra.

Scritto da Carla Melazzini (scomparsa nel 2009), Insegnare al Principe di Danimarca (Sellerio 2011) racconta la straordinaria esperienza di questa professoressa nei quartieri napoletani ad alto tasso di camorra. Il progetto «Change» mirava a reinserire a scuola i ragazzi che l’avevano abbandonata, recuperarli e accompagnarli fino alla licenza media.
Ho trovato il libro davvero interessante perché riferisce compiutamente il duplice percorso attivato dal progetto: da una parte gli insegnanti per la prima volta sono entrati veramente in relazione con i ragazzi; dall’altra i ragazzi, i cui genitori spesso si trovavano in carcere o erano morti violentemente, hanno avuto la possibilità di liberarsi da quella cultura di morte che respiravano fin da piccoli.

Il progetto, durato una dozzina d’anni, ha funzionato: molti ragazzi sono tornati a scuola e non l’hanno più lasciata grazie all’impegno, alla tenacia e alla capacità degli insegnanti. Questi ultimi si sono dimostrati degli sperimentatori, abbandonando spesso i metodi tradizionali, frontali, attraverso i quali si educa all’obbedienza piuttosto che alla capacità di autogestirsi. Gli insegnanti hanno avuto la forza e la disponibilità di mettersi in discussione, di capire che se si incontrano difficoltà, se si sbaglia, invece di abbandonare l’impresa bisogna cercare di correggere il metodo, superando le paure e le resistenze fisiologiche dei ragazzi, e anche le proprie.

Il libro di Carla Melazzini comunica in modo molto forte e percepibile come l’educazione passi attraverso una relazione tra persone che hanno pari dignità, nella quale lo studente non sia trattato come un contenitore da riempire con un imbuto, come spesso fa la scuola, ma come una persona di cui rispettare unicità e complessità e insieme alla quale percorrere la strada dell’apprendimento.
Testo raccolto da Anna Casanova

© FCSF – Popoli