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I copti: cresceranno le discriminazioni
3 febbraio 2011
Nella comunità copta della diaspora c’è preoccupazione. È vero, molti cristiani sono scesi in strada per manifestare e lo hanno fatto a fianco dei musulmani, ma l’instabilità che questa sommossa ha creato non li lascia tranquilli. Sullo sfondo aleggia lo spettro della possibile affermazione delle forze fondamentaliste islamiche e di nuove violenze e discriminazioni nei confronti dei non musulmani.

«I copti - spiega un cristiano della diaspora che vive in Italia e che vuole mantenere l’anonimato - sono egiziani come i musulmani. E, come loro, in questi ultimi mesi hanno vissuto la crisi economica (che li ha impoveriti) e la crisi politica (con le elezioni legislative “pilotate” dal regime a novembre). Anche i cristiani non ne potevano più di questa situazione. E, quindi, sono scesi in piazza chiedendo un cambiamento in senso democratico e laico della costituzione. Nei primi giorni, musulmani e cristiani erano insieme in piazza, senza distinzioni».

Ciò che preoccupa la comunità copta è il tentativo dei Fratelli Musulmani, il movimento fondamentalista egiziano, di «cavalcare» la protesta. «Sono convinto - prosegue la nostra fonte - che i Fratelli Musulmani non vogliano prendere il potere, perché non vogliono assumersi alcuna responsabilità. Ciò non significa che non avranno un forte influsso sul Paese. Un governo con la loro presenza potrebbe gradualmente trasformare l’Egitto in una repubblica islamica simile a quella iraniana». Questo, secondo i copti, metterebbe a rischio anche i delicati equilibri mediorientali. I Fratelli Musulmani, tradizionalmente legati ad Hamas, potrebbero infatti rompere i già flebili rapporti con Israele, con nuove tensioni se non addirittura una guerra contro Gerusalemme.
I cristiani però si sentono poco sicuri già ora. Nelle ultime settimane le forze di sicurezza non hanno più assicurato protezione alle chiese e ai quartieri cristiani (protezione che era stata assicurata dopo gli attentati di Capodanno ad Alessandria d’Egitto). «Da quando sono iniziati gli scontri – spiega un altro cristiano –, la polizia è sparita. I copti non si sentono sicuri neppure a casa loro. Sono state organizzate ronde armate di bastoni e coltelli. Ma basterà a proteggere la comunità».

Se la violenza e il fondamentalismo dovessero vincere quale futuro avrebbe la comunità cristiana? «Difficile dirlo adesso - rispondono i copti -. Probabilmente i più ricchi o chi ha parenti all’estero emigreranno. Molti, i più poveri e meno istruiti, si convertiranno all’islam per convenienza. Per chi non se ne andrà e non si convertirà si preparano tempi durissimi di violenza e discriminazione. Pessimista? No, realista. Spesso in passato si sono già presentate queste dinamiche».

© FCSF – Popoli